Sorseggiando il vino ieri sera, mentre aspettavo che mi finisse di pulire il pesce al forno che aveva preparato, me lo guardavo. Ammetto che l’occhiata passava dalle patate al cartoccio (avevo una fame!) alla sua schiena, alle spalle, per poi scendere un po’ più giù. Ma me lo guardavo comunque. So benissimo che stiamo solo giocando a passare del tempo insieme, a semplicemente godere della compagnia l’un dell’altra, e non vorrei diversamente. Perché non c’è nient’altro da volere se non questo da lui, e da me, in questo periodo. E si sa, dopo un po’ qualsiasi cosa viene a noia. Ma proprio mentre me lo guardavo, rilassata su quella sedia, mi sono resa conto anche di che altro mi stava succedendo. Qualcuno si stava prendendo cura di me. In modo disinteressato, in modo naturale e gratuito, sapendo cosa fare, qualcuno si stava prendendo cura di me. Quando tale realizzazione ti fa quasi commuovere, capisci che per troppo tempo ti sei rifiutata di guardarti intorno e semplicemente riconoscere ed ammettere quello che (NON) succede nella tua vita sentimentale. Il dubbio è diventato quasi una certezza scientifica quando mi son ritrovata sotto il naso, una fetta di ananas perfettamente tagliata (alla maniera del ristorante). Piccoli gesti. Che non ti aspetti nemmeno di ricevere perché da ignorante (tu) pensi che lui non abbia certo quella sensibilità. La verità è che non è lui, ma il mio paese ad avere quella sensibilità, il mio tanto odiato ed amato paese d’origine.
È stato un attimo ricordarsi tutte le dates cui sono stata negli ultimi due anni, ripercorrere i momenti, i saluti, tutti quei ragazzi e accorgersi che forse se non è mai, mai, successo nulla non era colpa loro, ma mia. Inutile chiedersi per giorni che cosa potessi aver detto di sbagliato, forse era il vestito o la scarpa o il parlare di lavoro. Il denominatore comune era solo uno, il più semplice: non riconoscevo in questi ragazzi, di cui nessuno italiano, il comportamento, le attenzioni che identifico come parte di un corteggiamento, che mi fanno sentire speciale e a cui rispondo di conseguenza. Mi lamentavo della freddezza degli incontri attribuendone la colpa al povero malcapitato di turno, quando invece ero io a non lasciarmi andare in un modo romantico perché la mia parte sentimentale non era semplicemente stimolata nell’unico modo che conosco.
C’è poco da fare: l’uomo ha ai miei occhi un ruolo definito, comportamenti rodati e gesti precisi. Solo cosi vedo un uomo. Solo seguendo questo preciso rituale trovo per un uomo desiderio ed ammirazione e rispondo di conseguenza.
Voglio essere portata a cena, non pagare, ricevere complimenti sulla mia scelta di abito; mi aspetto di essere accompagnata a casa, che lui mi prenda la mano e sia insistente nel baciarmi. È da copione il mio essere reticente, perché cosi deve essere. Prima di addormentarmi lui mi manderà un messaggio. Cucinerà per me e passeggerà con me per il centro mano nella mano. La sera prenderà la macchina per riaccompagnarmi sotto al portone. E guarderà storto chiunque mi si avvicini al bar.
Luoghi comuni, stupide tradizioni, inutili formalità. Non me ne importa.
Cosi mi piace e questo cerco. L’ho capito ieri sera, non senza amarezza. Dieci anni di vita internazionale, cinque paesi diversi, una flessibilità e indulgenza, coltivate con fatica, che credo fermamente essere comuni a pochi, un femminismo ed indipendenza ben radicati in me e, tuttavia, … un’indulgenza e tolleranza pari a zero nei confronti degli uomini.
Ci sono molte cose che ho sempre odiato e disprezzato nelle nostre abitudini nel bel paese, specialmente nei giovani, spesso negli uomini. Ma ieri sera ho ammesso a me stessa che come ti sa trattare un uomo italiano, per quanto ignorante o non innamorato di te sia, pochi sanno.
postato da babynestle · permalink · commenti (4)



