giovedì, 31 maggio 2007, 15:18

Listen up, you cheeky cow
Why the hell should I allow YOU to add your stupid archaic language to MY packs, so to: delay the printing, spend an awful lot of MY money to change the cylinders, go through an horribly long and complicated process, and fuck completely up the pack’s designs I have been working on for the past 8 months (since I joined)?
Just because you asked it?
You know what?! Pull out your own money and pay for your own pack, you flipping mean bimbo.
 
Mumble mumble
Tickletitackleteto
 
Dear icsypsilonzed
I am afraid this might not be a simple request; please let’s proceed together with the board for a common solution…..etc etc etc
 
Fucking diplomacy…..it always screws my inner ability of communication!

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martedì, 29 maggio 2007, 17:16
Pera si è sposato e aspetta un bimbo.
 
Beh, mica potevo girarci intorno no?! Va detto cosi: nudo e crudo. Con l’immediatezza con cui la stessa notizia mi ha colpita.
 
Mi ha telefonato ieri sera. L’ha conosciuta ad Ottobre, si sono sposati e lei è incinta di due mesi.
 
Chiariamo: non sono mai stata innamorata di Pera (vedi mesi di Settembre, Ottobre, Novembre 2005)
Era noioso, assolutamente privo di fascino e il sesso era un disastro.
L’avevo usato (si, sono una brutta stronza) solo per dimenticare M.
E un pò funzionava: mi incazzavo con Pera, non pensavo ad M (almeno non sempre).
 
Pera, che si guadagnò il nomignolo a causa della testa che aveva a forma di detto frutto, l’avrò visto 4 volte durante la nostra “relazione”. Per forza: lui stava a Parigi io a York.
Ma cosi almeno non mi girava troppo tra i piedi.
 
Per spiegare l’assurdità di tale situazione e devo dire anche del ragazzo in questione, che è tutto fuorchè normale (ma si sa: a me la normalità fa venire la pelle d’oca, anche se poi in fondo la bramo da sempre), quando cominciai ad uscire con il Crucco, ed era ormai Gennaio, mi sorpresi a ricevere una chiamata da Pera che annunciava che sarebbe venuto a trovarmi alla fine del mese: mi ero dimenticata di dirgli che uscivo con un altro!
Lui si incazzò un poco, ma fece le 4 fatiche anche perchè era da Novembre che non ci si vedeva, quindi aveva ben poco da reclamare, chè io sono svelta nella vita (e nel letto, purtroppo) ed ero già presa dal malefico crucco.
 
Quindi?
Quindi non è che mi freghi poi molto o che sia gelosa.
Anche perchè non è difficile leggere tra le righe di quello che mi ha detto ieri il fatto che dietro a questo evento, piuttosto che felicità, slancio o passione, vi siano religione, genitori e tradizione.
 
Bel lontanto da quello che io sogno come mio futuro.
Quindi nemmeno invidia.
 
Però mi ha colpita in un periodo particolarmente fragile per me.
Sono giorni che non faccio che pensare, mettere in dubbio, sfidare le mie convinzioni.
 
Perchè mi sono ritrovata a pensare se io stia veramente costruendo qualcosa.
Si va bene: sono indipendente ed emancipata, come dice mammà.
Sto facendo qualcosa di diverso e che pochi fanno.
Ho dimostrato coraggio ed intraprendenza e una faccia come il culo (niente battute)
E va bene.
Ma poi? Questo è lavoro. E, per quanto possa riuscirmi bene e io possa avere degli slanci da donna in carriera, me ne frega il giusto alla fine dei conti.
 
Non starò rischiando di alienarmi?!
Di estraniarmi da quelli che sono i miei coetanei, la mia stessa età, il mio paese, di cui ormai so poco e nulla?
Incontro sempre più gente e sempre più mi rendo conto di quanto stretto e rigido sia il mio benchmark usato per giudicare un uomo.
 
È un discorso difficile da fare, che può facilmente essere mal interpretato e io stessa faccio attenzione a non superare certi limiti nel formularlo ed applicarlo nella vita.
Per farla semplice, basta un esempio: mi sono ritrovata a parlare con questo ragazzo italiano.
Carino simpatico e con la battuta pronta.
Un possibile flirt.
Poi ha cominciato a parlare e a raccontarsi.
28 anni, a casa con i suoi, lavoro a tempo determinato, non un soldo da parte, un problema la proposta di cambiare sede (100km di distanza). Piani per il futuro?! Mah vedremo: mi diverto, vado in vacanza, poi vedremo.
 
Ecco: io con uno cosi, come ci esco?!
Io che sono indipendente da anni, che ho spinto per vivere da sola da quando ne avevo 16 di anni, ho sui 15-20 progetti per i prossimi 5 anni, e poco importa se poi nessuno si realizza, sto lavorando per attuarne almeno 3. Sto cominciando le pratiche per comprare casa all’estero, dove mi sono trasferita senza battere ciglio, e pianifico un cambio di continente nei prossimi 5 anni.
 
Il problema è che questo ragazzoè il ragazzo medio italiano (se cambi il fatto che vive con i suoi, con il fatto che vive con flatmates ed è indebitato all’osso, diventa il tipico 25enne inglese)
E non sto dicendo che sia sbagliato.
Dico solo che è la realtà, la norma. Punto.
E io in tutto questo?
 
Mi sento tagliata fuori, strana, diversa. Il problema è che se fino ad ora mi è sempre piaciuto essere cosi, ora sto però cominciando a valutarne le conseguenze e non sono più cosi convinta che sia un pregio.
 
Ecco dove mi hanno colpita, Pera e la sua notizia.
Tutti sembrano rientrare in qualche schema, nella società che hanno intorno, nelle leggi non scritte di vita.
Stanno costruendo e modellando la loro vita seguendo stampi che trovano intorno a se.
Io invece mi sento tagliata fuori.
Lo stampo me lo sono creata io, senza seguire un esempio.
 
Un piccolo sott’insieme di una più grande realtà.
 
 
Ne vale veramente la pena?!
Adesso però piantiamola con questa storia che tutti gli uomini della mia vita si stanno accasando e sono felici e contenti....che mi girano e mi sento tanto zitella

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venerdì, 25 maggio 2007, 16:48
Questa domenica è il mio anniversario.
Il mio personale anniversario.
Due anni che ho messo piede in Inghilterra.
Due anni che la mia vita è cambiata. Drasticamente.
Due anni che vivo come volevo: libera.
Libera di pensare, dormire, parlare, viaggiare e lavorare come quando dove e quanto voglio.
Due anni che colleziono esperienze, amici e momenti.
Due anni che costruisco la mia vita e allo stesso tempo due anni che non ho in mano niente.
Perchè so che non rimarrò in questo limbo per sempre.
Due anni di certezze che sono solo sogni.
 
Prima o poi tornerò alla realtà.
Ma per ora continuo in questa fantasia che ha il sapore della realtà.
 
E due anni fa conoscevo M.
Che il primo giorno nemmeno mi rivolgeva la parola, dopo una settimana mi teneva la mano, e dopo due mi faceva l’amore appassionatamente.
Per avermi regalato quello che è stato il primo tassello della casetta di marzapane che è ora la mia vita; perchè come nei film, noi non possiamo stare insieme: la sua religione lo condanerebbe, la mia personalità mi allontanerebbe alla fine da lui; perchè nonostante tutto non molla e continua a chiamarmi da due anni da luoghi improbabili*.
 
Per te, un “in bocca al lupo”, ora che hai viaggiato ancora più lontano per stare vicino a tua sorella.
 
Sei stato tu il primo passo verso il mio limbo che sa di paradiso
 
* indimenticabili le telefonate dal deserto con la tempesta di sabbia, e il sattellitare, che fa tanto Lawrence d’Arabia; odiose quelle ricevute, sotto un cielo nero e scrosciante pioggia, da una spiaggia a Dubai; dritta al cuore la tua voce stamattina (pomeriggio da te?) che raccontava di un ospedale nella terra di Mao.

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giovedì, 24 maggio 2007, 17:12
Tu me manques aussi
Quelques fois
 
Ou mieux : l’idée que j’avais de toi
Me manque
Celui que je croyais tu étais
Me manque
L’amour et la confiance que j’avais pour toi
Me manquent
Si j’y pense bien, tout ce que me manque de toi appartient au passé
À une idée qui était et qui n’est plus maintenant
Et tu m’as dit une fois que c’est stupide de regarder au passé
Puisque on vit dans le futur
 
Donc, tout considéré, non : tu ne me manques plus
 
Tu es mon passé et je suis trop curieuse de mon futur pour continuer à regarder derrière mon épaule.
 
Je ne répondrais pas a tes messages ni a tes e-mails
Tu ne le mérite plus.
 
je ne t'aime plus mon amour
je ne t'aime plus tous les jours
[…]
parfois j'aimerais mourir tellement j'ai voulu croire
parfois j'aimerais mourir pour ne plus rien avoir
parfois j'aimerais mourir pour plus jamais te voir
[…]

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giovedì, 24 maggio 2007, 15:30

Mi sono arrivati tre nuovi libri da Amazon

Io, quasi quasi, ne prendo uno e, quatta quatta, sgattaiolo al secondo piano dove c'è una stanza-biblioteca, dove non va nessuno, e comincio a leggermelo.

Che di lavorare.....nun c'ho voglia! Ecco.

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mercoledì, 23 maggio 2007, 16:24

Ho finito di organizzare e prenotare le vacanze estive.

Embè? si potrebbe pensare

Embè, rispondo io, secondo me a organizzare lo sbarco in Giappone hanno fatto prima ed era pure più semplice.

2 carte di credito, 4 voli, 8 autobus, 3 traghetti e 1 treno da organizzare....
E ovviamente tutti gli orari dovevano coincidere
Applauso
Meglio soprassedere sul fatto che il viaggio a momenti mi costa più del soggiorno....ma con qualche gabola (sconto per universitari....beh, dopotutto ho ancora il libretto quindi posso "dimostrare" di ess universitaria) e scusa "dovuta a forze di causa maggiore" (tò, sto sito non accetta la mia carta, papà. Che me la dai una mano? o la carta che si fa prima?!) alla fine non ho pagato tanto (considerando appunto la quantità di mezzi utilizzata)

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mercoledì, 23 maggio 2007, 14:17

Insomma, una ci prova anche a fare la simpatica e quella "outgoing"...ma se poi le mandano i piani, costruiti e archittetati con tanto ardore, al cosidetto quel paese.....sempre quella "una" torna a sentirsi fantozziana.

Per parlare chiaro: dopo aver deciso che no, i soldi per le vacanze estive mica li spende per prendere due cianciosi aerei per andare ad Atene, tanto la partita se la guardo al pub con gli amici, la una in questione appunto manda gli inviti.

Una decine di persone il gruppo selezionato.

Il preavviso era ampio: una settimana.

E invece loro, infigardi come solo gli inglesi sanno essere, che ti pugnalano ma ti dicono "sorry"...e vi aggiungono il sorriso, insomma loro, la decina, uno a uno sono caduti come mosche.

E quello c'ha l'impegno a cena con la moglie, e l'altro lo guarda a casa con gli amici, un altro c'ha da aiutare la ragazza che il giorno dopo consegna un esame, quell'altro ha l'ultima lezione di Spagnolo, uno è fuori per lavoro e non ce la fa a tornare in tempo, quell'altro ancora va a Liverpool a vedersela con gli amici.

Alla fine la "una" rimane con solo un collega disponibile che, informato del fatto, esclama "oh, dear!"

I livelli di sfigataggine della nostra una raggiungono a quel punto livelli da record, e la "una" si promette che se l'unico coraggioso rimasto dovesse poi veramente unirsi a lei per pietà o amicizia che si voglia, la "una" si offrirà, in segno di riconoscenza e sottomissione, di pagare almeno un round di birra.

Ma questo lui ancora non lo sa.

Ogni cosa persona e luogo sono puramente casuali e non vi è nessun collegamento con cose, persone o fatti realmente esistenti.

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martedì, 22 maggio 2007, 17:39
Ogni città in cui ho vissuto ha un profumo per me.
Parlo sul serio e non vi è nessuna vena poetica (tentata) nel dirlo.
Se mi dovessero mai bendare e lasciare in una città a caso in cui ho vissuto, saprei riconoscerla in un momento.

È l’aria, i rumori, il vento...diversi da città a città, da paese a paese.
Ognuno è una sensazione diversa, un ricordo marchiato sulla pelle, una me diversa.
Ogni città in cui ho vissuto ha un significato diverso per me, marchiato a fuoco sulla pelle e nella memoria.

Prendi Milano, città dei miei natali, ma in cui sono tornata solo adulta, è l’unica in grado di regalarmi l’impressione di sentirmi a casa.
La riconosco, una sensazione quasi impossibile da descrivere, ma tale.
È come entrare nel salotto di casa e sentirsi a proprio agio tra divani, quadri e puff (mia mamma c’ha la passione per i puffettini dove si appoggiano i piedi).
Saprei camminarvi anche a occhi chiusi. Ecco Milano è cosi per me. Forse perchè, anni fa, trovai me stessa a Milano e posi fine a mille angosce, problemi e infelicità (grandi) che, per mia fortuna, non hanno più avuto parte nella mia vita. Milano mi ha cresciuta e devo a lei la vita che sto costruendo ora, la persona che sono ora.

Perugia invece sa di adolescenza, di paura e di complessi. È bella, ma istintivamente mi sento quasi intimorita quando passeggio tra le sue vie.
Non importa quante volte vi torni, quanto io sia cambiata da allora...mi ritrovo nei suoi vicoli e con loro ritrovo la mia angoscia di quei tempi.
Quando sono a Perugia mi viene sempre voglia di partire, non mi sento mai a casa mia, ma sempre “on the edge” , con un piede fuori dal portone.

Parigi è il mio amore. Quando vi arrivo mi sento istantaneamente più acculturata, sofisticata e diversa. Parigi ha un sapore di vita che vorrei, che mi aspetta e che forse un giorno abbraccerò. Parigi è unica e sempre irradiata dal sole per me. Non vi è angolo che non ami, che non voglia esplorare e qualsiasi frase pronunci in francese, mi sembra sempre di cantare versi di lontane poesie. Parigi è quello che sarò un giorno, sta aspettandomi per quando sarò pronta. Parigi sa sempre di vacanza e gli anni trascorsivi mai mi sono sembrati altro che un lungo soggiorno studio.

Vevey, d’altro lato ha la tranquillità dei suoi tramonti sul lago, la sicurezza dei suoi orari ferroviari e la cordialità di una popolazione che non acetta mai troppo di buon cuore quello che non riconosce. L’unica città che mi ha visto scappare senza voltarmi indietro, perchè paradossalmente è riuscita a mostrarmi ciò che volevo attraverso ciò che più temevo.

Varsavia, con il suo terribile freddo, la polizia in tenuta da combattimento (con tanto di mitra) per strada accanto a vecchine, con scialli colorati, che vendono fragole del loro giardino o piatti da loro decorati a prezzi ridicoli. Avrei voluto rimanervi più del mese passatovi con mia sorella, ma il sistema scolastico incompatibile può essere un grosso ostacolo da superare.

E infine Manchester, ultima tappa, forse la prima, se considero unicamente la mia vita da “donna indipendente ed emancipata”.
La prima volta che ci venni (per un colloquio in un’azienda diversa dall’attuale) ricordo chiamare mia mamma dal bus: mi sembrava una città orribile. Pioveva e faceva freddo. Ed era Luglio!
ricordo anche dirle: “io in sto schifo di città non ci metto più piede”.
Infatti. La famosa frase è andata a raggiungere altre, ancora più celebri, una fra tutte, detta ai miei amici: “non vi preoccupate sto sei mesi e torno, con quello schifo di tempo mica sto di più” (maggio 2005.....!!!)
Dicevo: Manchester non è bella. Sopratutto se paragonata alle nostre cittadine. Ma nemmeno se accostata alle strade storiche e alla cattedrale di York, alla bella campagna di Oxford o ancora alle vedute dal castello di Scarborough.
A Manchester sto imparando tante cose: come pagare le tasse, organizzarmi al lavoro, fare nuove amicizie e comportarmi in pubblico (da non sottovalutare se si è nate papera come me).
Manchester è un punto di domanda: ancora non so se mi piace o meno, se voglio restare o scappare, se mi senta a casa o come in un gap year: in sospeso.
Manchester riflette quello che è ora la mia vita: un pò annebbiata, piena di sorprese che per la nebbia appunto non vedo, ma ancora non riesco a definire cosa vi sia laggiù, proprio là in fondo, tutto la nebbia si dirada e tutto diventa più chiaro.
Ci arriverò e forse chissà, dovrò ancora cambiare città per scoprirlo.

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martedì, 22 maggio 2007, 16:13

Ho una fame che mi mangerei un elefante ripieno e passato allo spiedo.

E anche solo pensare all'elefante grigliato mi fa venire fame.

Sono alla frutta....appunto

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lunedì, 21 maggio 2007, 18:19

Sabato pomeriggio. Al megastore. Affolatissimo. Io e la Becca. Io mi provo questo paio di scarpe: tacco alto, aperte sul tallone, peep toe.

Da in piedi: alzo la gamba destra, infilo la scarpa, abbasso la gamba, alzo la gamba sinistra, infilo la scarpa, e mentre abbasso la gamba sinistra, esclamo:

"these shoes are really comfortableeeeeeeeeeeeeeeee"

PAM

Spalmata, per terra; sul fianco sinistro, gamba sinistra piegata, braccio sinistro steso in avanti: posizione Superman

Prima silenzio, poi risate, me compresa.

Il commesso che si avvicina per aiutarmi a rialzarmi. Il piede a tutt'oggi blu di lividi.

Tutto perchè il tacco si era impigliato nel risvolto del jeans.....

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Utente: babynestle
Nome: Claudia
Chi sono...? la mia filosofia di vita è centrata sul bere, mangiare e dormire. Mio principale obiettivo è divertirmi e speed up through life. Ora immigrata, catapultata in un lavoro più impegnativo di quanto potessi mai immaginare di fare. Dovunque vada, vivo in centro. Abituata e cresciuta da principessa, mi adatto ad uno stipendio da dama di compagnia.

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