Come tutti i più grandi pensatori, le mie migliori considerazioni le faccio seduta. In particolare seduta sulla tazza del cesso.
E stamattina proprio dall’essere seduta su codesta tazza sono partita con i miei pensieri.
Succo del discorso è che io, prima di venire in Inghilterra, manco sapevo cos’era la “cacca da alcol”. Sembra roba da poco, ma questa scoperta è sintomo nella mia vita di drastici cambiamenti.
Dicesi comunque, per i profani, “cacca da alcol” quell’improvviso e intrattenibile bisogno appunto che ti si scatena puntualmente la “mattina dopo la sera prima” (cit.) quando hai fatto bagordi in giro e impudicamente mescolato liquori diversi.
Ecco, a me è successo oggi mentre discutevo con il capo i perché e i percome del declino delle vendite nel settore impulse del mio prodotto (e al popolo?!). non auguro a nessuno di trovarsi in tale situazione – e non parlo del trovarsi a parlare di tali menate, quanto del fatto di avere descritto bisogno nonché necessità di trovare prontamente una scusa per abbandonare un tale discorso con il proprio capo.
Ma dicevo: il di cui sopra fenomeno mi era una volta sconosciuto (ero dopotutto una “ragazzina di buona famiglia” cit. J)
E da questo punto cardine della mia giornata (e questa la dice lunga sulla mia concentrazione do oggi – appunto sempre dovuta ai bagordi della notte prima) sono partite diverse domande. Mica domandine! Cose serie! Del tipo: ma chi sono? Ma dove vado? (da dove vengo lo so!).
Seriamente però me le pongo davvero queste domande.
E analizzando in modo critico quello che mi sta succedendo ultimamente e come il mio comportamento o atteggiamento nei confronti di tutto quello che mi circonda sta cambiando, riesco a vedervi un pattern.
Nulla di psicologico o trascendentale. Anzi, il mio comportamento tende ad essere dei più stupidi, auto-distruttivi e ripetitivi che ci possa essere.
La vera sfida sta nel capire il perché.
E questo appunto stavo analizzando seduta sul cesso.
Come la Lia ha poi sintetizzato chiaramente quando l’ho chiamata (eh si amò, te chiamo quando esco dal bagno: se non è amore questo!), ma che cazzo stiamo facendo se lavoriamo come muli, guadagniamo bene ma poi spendiamo tutto (e sottolineo il TUTTO) con l’unico scopo di sfuggire / dimenticare / cambiare la nostra quotidianità?
Lei è più sana di me (oddio, esce sempre con Micheluzzo, il che implica un grande dubbio riguardo all’epiteto appena usato) quindi spende tutto in drammatiche e last minute fughe da questo postaccio di me… pardon, ridente cittadina in cui viviamo e non in disdicevoli comportamenti (a parte l’intrattenimento dell’orticello sul balcon, roba da vergognarsi: di pazzi ne ho visti, ma uno che cerchi di far crescere l’insalata su un balcone in centro a Manchester…no!)
Io invece alterno viaggi ai local designer shops, con ritorni di fiamma nel Bel Paese, il tutto soppesato con regolari trastulli con tutti i possibili vizi che l’Altissimo ci ha messo a disposizione.
Per finire condisco tale comportamento con un’inquietudine e ansia che mi si sono attaccate addosso ultimamente che sembrano tutto men che diminuire.
Con l’aggravante che ultimamente questo ciclo distruttivo sta spiralando (inglesismo) fuori controllo. E mi ritrovo più spesso abbracciata alla tazza del cesso (sempre lei, alla fine sembra che io viva in bagno!) che alla mia Chantal (elefantino con cui dormo ogni notte, pena appunto ore insonni e sogni tormentati se non la stringo tra le braccia)
Il tutto mi pare un po’ cretino – no, non la Chantal, guai a chi me la tocca, ma il mio comportamento.
Soprattutto se si considera la cifra, in termini monetari, di cui stiamo parlando. Insomma spendere, o meglio buttare nel cesso (arieccheme) e tirare lo sciacquone su uno stipendio che in Italia manterrebbe tranquillamente una famiglia di 4 persone a Milano, sicuramente non è cosa saggia e giusta.
E il motivo di base è ancora più stupido. Se non mi piace vivere qui, perché non me ne vado? Possibile che rientri in quella categoria di mediocri italiani a cui piace tanto lamentarsi?!
Credo che drastiche decisioni verranno prese nei prossimi 3 mesi.
Per stasera però continuo per la mia strada.