giovedì, 31 luglio 2008, 17:12

se poi magari la gente non lasciassi tazze mezze piene di te ai bordi della mia scrivania, allora, forse, io eviterei di girarmi di scatto e rovesciarmele addosso

sul maglioncino di Armani

almeno ho potuto smadonnare in italiano...

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giovedì, 31 luglio 2008, 14:08

onesta dico

in questo clima di recessione nazionale

quando non faccio la spesa da domenica scorsa-scorsa e sopravvivo in scatolame e surgelati dell'anno scorso (ma non rinuncio alle sigarette a 10euri al bar)

quando ho persino il dubbio di non farmi quei 4 giorni di (agognato) mare a fine agosto per carenza di fondi

io, i £10 trovati per terra nel corridoio dell'ufficio, li porto alla security (nel caso qualcuno li reclami) o me li intasco felicemente

?!

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giovedì, 31 luglio 2008, 12:52

Non  esiste, non c’è, è tutta una invenzione. Smetti di cercare, smetti di affanarti, non c’è modo. Respiro profondo, testa alta e domani cerca di avere una giornata un po’ meno stressante, cerca di dormire per davvero, cerca di lavorare bene, cerca di non perdere tutto questo tempo in pensieri e sentimenti che non lo valgono.
Ci sono cose più importanti.
E mi sono fatta scivolare addosso quelle giornate, quelle notti, quelle sensazoni. La rabbia, come sempre, repressa. La frustrazione. Il senso di impotenza. La delusione. L’amarezza. La vendetta, ora mia, ma non più dolce.
Domani una risata e via. Domani fuori a pranzo, a parlar male delle promesse non mantenute, dell’incapacità di imparare. Chè questo ti è rimasto, una consapevolezza che non sai accettare, ma non per questo diventa meno vera, meno presente.
Che poi, ci sono cose più importanti.
Va tutto bene.

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martedì, 29 luglio 2008, 19:16

Ho nostalgia del mio vecchio diario

Quello con la copertina rosa

E le pagine profumate

Anzi, ogni venti pagine il colore era diverso e cosi il profumo.

Aveva il lucchetto e si chiudeva con la chiavina, rigorosamente d’oro.

Lo nascondevo nei posti più impensabili.

Passavo ore a scriverci e conteneva di tutto, da foto a fiori, a ciocche di capelli a cartine di caramelle a biglietti del cinema.

Vi scrivevo rigorosamente ascoltando musica. Scegliendola con cura, ché fosse appropriata a quello che stavo per raccontare.

Le descrizioni erano accurate e precise, con tanto di dialoghi diretti riportati e con anche disegni, che usavo spesso per visualizzare l’abbigliamento di qualcuno.

Parlavo in prima persona al diario, proprio come ad un amico, ma in realtà parlavo a me stessa. Alla me di un futuro che immaginavo sempre fantastico (e in cui mi immaginavo sempre magra e slanciata).

Non cercavo di essere brillante.

Non cercavo di apparire intelligente.

Non avevo paura di essere noiosa nello scrivere.

Volevo solo fissare su carta, nel dettaglio, quello che era successo, quello che avevo visto, quello che mi aveva detto l’amore eterno della mia vita (che cambiava con cadenza quindicinale). Per non dimenticare.

Per rileggere ancora ed ancora. Per rivivere quelle emozioni ogni volta che ne avevo voglia.

Ho nostalgia di quel diario. Dove non avevo paura di scrivere tutto quello che mi succedeva perché sapevo che era solo per me.

 

Perché stamattina avrei voluto descrivere per filo e per segno il mio weekend, per poterlo ricordare in futuro. Per trovarmi, un domani, forse cresciuta, a rileggere e ridere di quanto fossi matta, di quanto sia cambiata, se sarò cambiata; per stupirmi ed emozionarmi nel ritrovare visi, attimi, profumi che in quel futuro so che saranno probabilmente dimenticati.

 

Ma ho avuto paura. Del giudizio, dei pensieri di qualcun altro.

 

E poi, le pagine non sono più colorate, né tantomeno profumate. Non posso scegliere la musica e sono anni che provo ad essere sempre intelligente, adulta e mai noiosa.

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martedì, 29 luglio 2008, 15:07

...Mi ha mandato il CV

 

·         MBA

·         Diploma Neuro Linguistic Programming Level 1 Practitioner

·         Degree in Law & Criminal Science

·         Advance Studies Degree in History (PhD)

·         Masters in History

·         Bachelor of Arts (Honours)

 

(e questa la capisco solo io, ma stavo morendo dal ridere e in  qualche modo dovevo pur sfogarmi)

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venerdì, 25 luglio 2008, 17:01

Via, via, vieni via di qui,
niente più ti
lega a questi luoghi,
neanche questi fiori azzurri…
via, via, neanche questo tempo grigio
pieno di musiche e di uomini che ti son piaciuti,

It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderful
good luck my babe, it’s wonderful,
it’s wonderful, it’s wonderful, I dream of you…
chips, chips, du-du-du-du-du

Via, via, vieni via con me
entra in questo amore buio, non perderti per niente al mondo…
via, via, non perderti per niente al mondo
Lo spettacolo d’ arte varia di uno innamorato di te,

it’s wonderful, it’s wonderful…


Via, via, vieni via con me,
entra in questo amore buio pieno di uomini
via, via, entra e fatti un bagno caldo
c’è un accappatoio azzurro, fuori piove un mondo freddo,
it’s wonderful, it’s wonderful…

 

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venerdì, 25 luglio 2008, 16:51

Come tutti i più grandi pensatori, le mie migliori considerazioni le faccio seduta. In particolare seduta sulla tazza del cesso.

E stamattina proprio dall’essere seduta su codesta tazza sono partita con i miei pensieri.

Succo del discorso è che io, prima di venire in Inghilterra, manco sapevo cos’era la “cacca da alcol”. Sembra roba da poco, ma questa scoperta è sintomo nella mia vita di drastici cambiamenti.

Dicesi comunque, per i profani, “cacca da alcol” quell’improvviso e intrattenibile bisogno appunto che ti si scatena puntualmente la “mattina dopo la sera prima” (cit.) quando hai fatto bagordi in giro e impudicamente mescolato liquori diversi.

Ecco, a me è successo oggi mentre discutevo con il capo i perché e i percome del declino delle vendite nel settore impulse del mio prodotto (e al popolo?!). non auguro a nessuno di trovarsi in tale situazione – e non parlo del trovarsi a parlare di tali menate, quanto del fatto di avere descritto bisogno nonché necessità di trovare prontamente una scusa per abbandonare un tale discorso con il proprio capo.
Ma dicevo: il di cui sopra fenomeno mi era una volta sconosciuto (ero dopotutto una “ragazzina di buona famiglia” cit.
J)

 

E da questo punto cardine della mia giornata (e questa la dice lunga sulla mia concentrazione do oggi – appunto sempre dovuta ai bagordi della notte prima) sono partite diverse domande. Mica domandine! Cose serie! Del tipo: ma chi sono? Ma dove vado? (da dove vengo lo so!).

Seriamente però me le pongo davvero queste domande.

E analizzando in modo critico quello che mi sta succedendo ultimamente e come il mio comportamento o atteggiamento nei confronti di tutto quello che mi circonda sta cambiando, riesco a vedervi un pattern.

Nulla di psicologico o trascendentale. Anzi, il mio comportamento tende ad essere dei più stupidi, auto-distruttivi e ripetitivi che ci possa essere.

La vera sfida sta nel capire il perché.

E questo appunto stavo analizzando seduta sul cesso.

Come la Lia ha poi sintetizzato chiaramente quando l’ho chiamata (eh si amò, te chiamo quando esco dal bagno: se non è amore questo!), ma che cazzo stiamo facendo se lavoriamo come muli, guadagniamo bene ma poi spendiamo tutto (e sottolineo il TUTTO) con l’unico scopo di sfuggire / dimenticare / cambiare la nostra quotidianità?

Lei è più sana di me (oddio, esce sempre con Micheluzzo, il che implica un grande dubbio riguardo all’epiteto appena usato) quindi spende tutto in drammatiche e last minute fughe da questo postaccio di me… pardon, ridente cittadina in cui viviamo e non in disdicevoli comportamenti (a parte l’intrattenimento dell’orticello sul balcon, roba da vergognarsi: di pazzi ne ho visti, ma uno che cerchi di far crescere l’insalata su un balcone in centro a Manchester…no!)

Io invece alterno viaggi ai local designer shops, con ritorni di fiamma nel Bel Paese, il tutto soppesato con regolari trastulli con tutti i possibili vizi che l’Altissimo ci ha messo a disposizione.

Per finire condisco tale comportamento con un’inquietudine e ansia che mi si sono attaccate addosso ultimamente che sembrano tutto men che diminuire.

Con l’aggravante che ultimamente questo ciclo distruttivo sta spiralando (inglesismo) fuori controllo. E mi ritrovo più spesso abbracciata alla tazza del cesso (sempre lei, alla fine sembra che io viva in bagno!) che alla mia Chantal (elefantino con cui dormo ogni notte, pena appunto ore insonni e sogni tormentati se non la stringo tra le braccia)

Il tutto mi pare un po’ cretino – no, non la Chantal, guai a chi me la tocca, ma il mio comportamento.

Soprattutto se si considera la cifra, in termini monetari, di cui stiamo parlando. Insomma spendere, o meglio buttare nel cesso (arieccheme) e tirare lo sciacquone su uno stipendio che in Italia manterrebbe tranquillamente una famiglia di 4 persone a Milano, sicuramente non è cosa saggia e giusta.

 

E il motivo di base è ancora più stupido. Se non mi piace vivere qui, perché non me ne vado? Possibile che rientri in quella categoria di mediocri italiani a cui piace tanto lamentarsi?!

Credo che drastiche decisioni verranno prese nei prossimi 3 mesi.

 

Per stasera però continuo per la mia strada.

 

 

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giovedì, 24 luglio 2008, 12:48

Indovina indovinello chi, bella tranquilla e in mutande e reggiseno (rigorosamente coordinati, come si addice al ruolo di Fatalona quale è) stava passando stamattina davanti alla porta finestra della sala, prima di rendersi conto del giovincello che la osservava con due occhi a palla tipo Nemo?!

Segue salto mortale triplo carpiato, con urlo tarzanesco, terminatosi con sonorosa risata (all’unisono, di entrambi) .

 

Il bello è che tale porta finestra, e di conseguenza suddetto appartamento, si trovano entrambi all’ottavo piano.

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giovedì, 24 luglio 2008, 12:43

Indovina indovinello chi soffre un po’ di claustrofobia, ma comunque sopporta l’ascensore per le macchine del parcheggio di casa, fino al giorno in cui vi rimane bloccata per una buona mezzora?!?!!?!?

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mercoledì, 23 luglio 2008, 13:45

Cominciare a sentirsi in vacanza una settimana prima.

E comportarsi di conseguenza

5 notti, 5 mattine, 5 di mattina

Gold Card al Casino

Ridere talmente tanto da sentirsi male, fisicamente male.

Gli Oompa Loompa e un divano bianco, nel club ormai vuoto

Entrare al Casino quando ormai è già giorno.

I Prophilax, le canne, il caffè, tutto a finestre chiuse ché non vogliamo ammettere sia già giorno

La valigia in mezz’ora: due settimane ma ci sta tutto nel mini trolley

Svegliarsi alle 5 (ancora!) per comunque ritrovarsi a correre da un capo all’altro di Stansted, tutto per colpa dello shopping last minute – ma quanto amo ora quella gonna svolazzante!

Abbiamo affittato Bernie, quindi decide lui quando partire

Ricordarsi di guidare a destra – e dimenticarselo ogni tanto.

Il caldo –finalmente – la spiaggia, il mare, il sole, e dietro gli occhiali qualche lacrima scende – mi manca la mia terra.

Quanti gelati, quante mangiate di pesce, quante risate – mai abbastanza

Gli uomini intorno – siamo tutte inglesi, non capiamo l’Italiano – loro che ci credono.

I cocktails gratis – eh si girls, qui pagano gli uomini!

Finire la vacanza all’ospedale – che non è vacanza se non si fa casino.

Il matrimonio, le lacrime, sempre di gioia, vecchi amici ritrovati. Nessuno mi riconosce – quanto sei cambiata!

Visi, ricordi di anni fa, un’altra vita, la mia adolescenza.

Ritrovarsi a ridere di nuovo per le stesse cose, le stesse prese in giro.

Una gita in moto, troppo alcol, l’euforia di sempre che mi sai tirar fuori.

Poi Roma – una volta avrei dato l’anima per ritrovarmi sotto quel cielo.

Il volo, la Sardegna dal finestrino, di nuovo un sorriso, anche a distanza lui mi fa ridere, il temporale, la paura, un segno della croce.

Che brutta Palma, solo inglesi, tempo brutto, mai più.

Questa è una barca, non un hotel – lo so, purtroppo.

 

E catapultarsi qui. Di nuovo.

Senza parole.

 

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Utente: babynestle
Nome: Claudia
Chi sono...? la mia filosofia di vita è centrata sul bere, mangiare e dormire. Mio principale obiettivo è divertirmi e speed up through life. Ora immigrata, catapultata in un lavoro più impegnativo di quanto potessi mai immaginare di fare. Dovunque vada, vivo in centro. Abituata e cresciuta da principessa, mi adatto ad uno stipendio da dama di compagnia.

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