Le regole dello shopping sono antiche come il mondo.
Mai contravvenire.
Invia queste regole a sette persone a cui vuoi bene. Non interrompere questa catena. All’ora ventuordici del secolo decimonono Mondial Casa farà esplodere GiorgioMastrota durante una televendita.
Numerouno: si va a fare shopping sempre ben vestite. L’autostima va ossigenata lentamente e lasciata decantare nel tratto che separa lo specchio di casa da quello del negozio. Intimo scoordinato, calza sfilata, calzino di spugna, doppia ricrescita, assorbente con le ali, vanno assolutamente bannati. Le commesse sono più cattive di uno scoiattolo assassino e la tenda del camerino non è uno scudo sufficiente contro le masse di teenager dalle cosce sode (neanche la stoffa lo è). Il verbo comanda: soffri sui tacchi, suda sotto il trucco e tieni indentro la pancia.
Numerodue: inspirare lentamente alla domanda “Posso aiutarla?”. Trascorsi quattro secondi sputare il rospo. Inutile rispondere: stavo solo dando un’occhiata se l’obiettivo è trovare il leggins leopardato dell’ultimo Vogue. Se invece siete andate al negozio per un brainstorming oculare che si riverserà in una battuta creativa al mercatino (o da Primark), la commessa va fatta comunque sbattere. Piega e rispiega. E’ divertente.
Numerotre: non mostrarsi interessate, mai. O la commessa non lascerà mai più la preda (voi), al costo di cucirvi sul posto la taglia mancante del vestito scelto. E voi vi sentirete obbligate a comprare. Si, anche quel toppino leopardato rosa di taffettà e brillocchi che tanto starebbe bene con le scarpette rosse alla charleston (?).
Numeroquattro: la migliore amica dello shopping è sempre la mamma, a meno che non sia una nostalgica degli anni ’90 e dei vestiti di velluto lunghi modello Non è la Rai. La solitudine può essere una valida alternativa perché nessuno sa essere più spietate di noi stesse quando lo vogliamo. Da evitare comunque le amiche ricche, le cugine invidiose, le amiche che non vanno mai a fare shopping o sono complessate peggio di voi e quindi dedicherebbero il vostro tempo a cercare rassicurazione sul loro culo che “vedi non sembra poi cosi grosso nel tubino taglia 38 anche se porto la 46”. Quando quelle bisognose di rassicurazione siete appunto voi.
Dimenticavo, le amiche più magre, ma sono comunque da preferire alle amiche ricche.
Numerocinque: lo sconto. Ci sono due scuole di pensiero: chiederlo sempre, non chiederlo mai. Questa regola non è univoca ma perpendicolare alla faccia di cazzo. Anche quando funziona ricordate che è un'illusione ottica: il ricarico medio su ogni capo di abbigliamento è del 500%. Ogni scusa è buona per invocarla: macchiolina sotto la suola della scarpa, cerniera leggermente scolorita, capo spiegazzato… the sky its the limit, to your immagination!
Io ci provo sempre. Anche in Inghilterra dove la pratica del “tira al ribasso” è guardata so sott’ecchi.
Numerosei: non fate shopping. Usate giralamoda e il telaio di Barbie per confezionare i vostri abiti sul sottofondo della Pastorale di Beethoven.
Ogni somiglianza con il pazzo maniaco del “silenzio degli innocenti”(quando si specchia con il boa si piume di struzzo e canta) è tuttavia puramente casuale
Numerosette: shopping compulsivo. Mandate in rosso qualunque carta di credito vi capiti sottomano. E se non ce l’avete, usate la tessera punti di qualsiasi supermercato. Colonna sonora: Money Money Money degli Abba.
Numerotto: per le ninfoshopping la cura alla dipendenza è una notte di sesso radiofonico con Giorgio Mastrota. Il rehab è lo studio televisivo di Mondial Casa.
Numeronove: se girate il post a 20 persone avrete anche Wilma e la sua poltrona in omaggio.
Numeroaccaso: la cleptomania è reato. Cfr. Winona Ryder.
Numerodieci: uomo e shopping sono nemici. Vetlina essele nemica pule di cane maschio. Non dimenticale.
Se seguite attentamente e con cura, le cui di sopra regole vi garantiranno la rapida sparizione di circa mezzo stipendio (mensile) in esattamente unoraequarantacinqueminuti.
Donazioni di cibo e bevande saranno ben accette nelle prossime settimane, per sostenere la qui vostra.