venerdì, 26 settembre 2008, 12:20

Passato l’aspirapolvere, lavato i vetri, lustrato il bagno, rifatto il letto, lucidato la cucina, sistemato i cassetti, controllati i preservativi, cosi come la vodka… no, niente ricetta per una folleggiante notte di passione. Domani arriva mia mamma. Con tanto di guantino bianco di cotone per passare il dito sugli stipiti delle porte.

Per una settimana tornerò alle origini: bimba, sfigata, con coprifuoco, a dieta e a casa a guardare la telly il sabato sera.

Lei però arriva domani.

 

Stasera c’è la mia festa di compleanno.

 

Io non dico altro. Lia preparati. Che altro che giovedì scorso…..

ps: "controllato" significa che ho nascosto cosi bene i corpi del reato, che non li trova nemmeno se si traveste da Derrick

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mercoledì, 24 settembre 2008, 17:49

Le regole dello shopping sono antiche come il mondo.

Mai contravvenire.

Invia queste regole a sette persone a cui vuoi bene. Non interrompere questa catena. All’ora ventuordici del secolo decimonono Mondial Casa farà esplodere GiorgioMastrota durante una televendita.

 

Numerouno: si va a fare shopping sempre ben vestite. L’autostima va ossigenata lentamente e lasciata decantare nel tratto che separa lo specchio di casa da quello del negozio. Intimo scoordinato, calza sfilata, calzino di spugna, doppia ricrescita, assorbente con le ali, vanno assolutamente bannati. Le commesse sono più cattive di uno scoiattolo assassino e la tenda del camerino non è uno scudo sufficiente contro le masse di teenager dalle cosce sode (neanche la stoffa lo è).  Il verbo comanda: soffri sui tacchi, suda sotto il trucco e tieni indentro la pancia.

 

Numerodue: inspirare lentamente alla domanda “Posso aiutarla?”. Trascorsi quattro secondi sputare il rospo. Inutile rispondere: stavo solo dando un’occhiata se l’obiettivo è trovare il leggins leopardato dell’ultimo Vogue. Se invece siete andate al negozio per un brainstorming oculare che si riverserà in una battuta creativa al mercatino (o da Primark), la commessa va fatta comunque sbattere. Piega e rispiega. E’ divertente.

 

Numerotre: non mostrarsi interessate, mai. O la commessa non lascerà mai più la preda (voi), al costo di cucirvi sul posto la taglia mancante del vestito scelto. E voi vi sentirete obbligate a comprare. Si, anche quel toppino leopardato rosa di taffettà e brillocchi che tanto starebbe bene con le scarpette rosse alla charleston (?).

 

Numeroquattro: la migliore amica dello shopping è sempre la mamma, a meno che non sia una nostalgica degli anni ’90 e dei vestiti di velluto lunghi modello Non è la Rai. La solitudine può essere una valida alternativa perché nessuno sa essere più spietate di noi stesse quando lo vogliamo. Da evitare comunque le amiche ricche, le cugine invidiose, le amiche che non vanno mai a fare shopping o sono complessate peggio di voi e quindi dedicherebbero il vostro tempo a cercare rassicurazione sul loro culo che “vedi non sembra poi cosi grosso nel tubino taglia 38 anche se porto la 46”. Quando quelle bisognose di rassicurazione siete appunto voi.

Dimenticavo, le amiche più magre, ma sono comunque da preferire alle amiche ricche.

 

Numerocinque: lo sconto. Ci sono due scuole di pensiero: chiederlo sempre, non chiederlo mai. Questa regola non è univoca ma perpendicolare alla faccia di cazzo. Anche quando funziona ricordate che è un'illusione ottica: il ricarico medio su ogni capo di abbigliamento è del 500%. Ogni scusa è buona per invocarla: macchiolina sotto la suola della scarpa, cerniera leggermente scolorita, capo spiegazzato… the sky its the limit, to your immagination!

Io ci provo sempre. Anche in Inghilterra dove la pratica del “tira al ribasso” è guardata so sott’ecchi.

 

Numerosei: non fate shopping. Usate giralamoda e il telaio di Barbie per confezionare i vostri abiti sul sottofondo della Pastorale di Beethoven.

Ogni somiglianza con il pazzo maniaco del “silenzio degli innocenti”(quando si specchia con il boa si piume di struzzo e canta) è tuttavia puramente casuale

Numerosette: shopping compulsivo. Mandate in rosso qualunque carta di credito vi capiti sottomano. E se non ce l’avete, usate la tessera punti di qualsiasi supermercato. Colonna sonora: Money Money Money degli Abba.

 

Numerotto: per le ninfoshopping la cura alla dipendenza è una notte di sesso radiofonico con Giorgio Mastrota. Il rehab è lo studio televisivo di Mondial Casa.

 

Numeronove: se girate il post a 20 persone avrete anche Wilma e la sua poltrona in omaggio.

 

Numeroaccaso: la cleptomania è reato. Cfr. Winona Ryder.

 

Numerodieci: uomo e shopping sono nemici. Vetlina essele nemica pule di cane maschio. Non dimenticale.

 

Se seguite attentamente e con cura, le cui di sopra regole vi garantiranno la rapida sparizione di circa mezzo stipendio (mensile) in esattamente unoraequarantacinqueminuti.

 

Donazioni di cibo e bevande saranno ben accette nelle prossime settimane, per sostenere la qui vostra.

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martedì, 23 settembre 2008, 09:24

Maffy è seduta alla sua scrivania

Tickette tickette tickette sulla tastiera

Arriva una mail, la maffy commenta con la collega seduta di fianco

“Shit, not a meeting on Friday morning at 8.00... I was supposed to out Thursday and get wasted….”

A quel punto Maffy si rende conto che chi le ha spedito l’invito via mail, ora è in piedi dietro di lei: Tappete, il capo del capo del capo della Maffy.


Seconda figura di merda (si: tutte tra ieri e stamattina alle 9.00 - ci deve essere qualche record che ho battuto)

Maffy: Ma che beeeeeello, sei incintaaaaaaaa

Collega-con-pancione: No

Maffy: [...] ah, ehm, uhm.... dunque..... si, sai forse è il colore del maglione, ehm.... scusa, credo mi stia squillando il cellulare....vado eh

 

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lunedì, 22 settembre 2008, 17:25

 

Volevo tanto scrivere in questi giorni.

 

Ma per un motivo o per un altro non riuscivo mai a trovare il tempo.

 

Il tempo di dire che, poi?

 

Cosa vorrei scrivere di me in questi giorni?

 

Cosa vorrei lasciare su carta di questo periodo?

 

Per ricordarmelo poi nel futuro.

 

Tutto.

 

Vorrei tenermi TUTTO di me.

 

In questo periodo.

 

Tutto quello che c’è ... e non c’è.

 

Tutto quello che mi succede.

 

E mi succede tanto. Tanti pensieri. Tante voglie. Tanti dubbi. Tante paure. Tanti sorrisi, anche. Tanto.

 

E non so se scrivere un post dettagliato di quello che ho pensato, mangiato, discusso, sognato, bevuto e pianto per, solo in questi ultimi tre giorni sia una grande idea. Verrebbe lunghissimo. E, sometime in the future, quando mi rileggerò, probabilmente non arriverò a metà. Eppure… eppure… eppure voglio essere sicura di ricordarmi tutto perché … perché semplicemente non sono mai stati cosi confusa, stimolata, impaurita ed eccitata in vita mia.

Un weekend che ha potenziato tutte quelle sensazioni che ho cominciato a provare mesi fa, quell’inquietudine e nervosismo che a tratti incanalo nel lavoro e a tratti semplicemente trasformo in rabbia, contro me stessa. Quindi lo voglio raccontare, per ricordare, questo weekend. Per tener traccia della tranquillità e familiarità che sento e cerco quando esco con i miei amici italiani. Gli scherzi e i ricordi comuni che dividiamo pur essendoci appena conosciuti e la sensazione, beh certezza, di essere diversi, diversi da quello che ci circonda. Voglio ricordare il senso di tranquillità mista ad eccitazione quando dormo da lui. E la rabbia e frustrazione quando non riesco a vomitare e mi addormento con la fronte appoggiata al water. Voglio ricordare di come riesco invece a dimenticarmi facilmente della notte prima per ricominciare di nuovo la sera dopo. Il riso e lo sguardo arrossato sapientemente nascosti nella riunione di emergenza chiamata il venerdì mattina: nemmeno cinque ore prima ero praticamente incosciente e ora gioco a fare la manager, eccolo il brivido di adrenalina mista a stanchezza che tanto cerco. E riabbracciare di nuovo il mio amico di ceramica bianca la sera stessa. I dubbi e quelle paure che solo il silenzio del mio salotto sanno suscitare, ma che il centro città mi sa far dimenticare. Di questo week end voglio ricordarmi dell’invidia provata entrando nella casa a Chelsea e in quella di fianco ad Harrodd’s, di fronte alle loro Lamborghini e Bentley con la targa JBond. Il senso d’inadeguatezza al ristorante giapponese, seduta di fianco ai Westlife. L’eccitazione e quella bugiarda convinzione di sentirsi una figa, entrando nel club più esclusivo, seduta al tavolo con un minimum spending di 1500 pound, bevendo Crystal. Voglio ricordarmi i vestiti delle ragazze e voglio ricordarmi i miei jeans. E la sorpresa, sapientemente nascosta, alla realizzazione di aver passato gratis una delle serate più costose della mia vita, e la consapevolezza di nemmeno aver conosciuto o parlato con chi ha pagato per me. “perché tanto siamo donne, pagano gli uomini”. Ah. E dire che una volta, nell’altra vita, io le sapevo queste cose. Io le PRETENDEVO queste cose. Ilaria ed io uscivamo senza nemmeno il portafoglio. Tanto non ci serviva nemmeno il taxi: ci portava a casa il mio autista. Io le sapevo queste cose, ma le avevo dimenticate. Ora invece voglio ricordarmele. Anche di come ho nascosto le lacrime sul treno, ho bisogno di tener traccia. Perché la verità è che ho dimenticato cosa sono e sinceramente non so nemmeno più cosa voglio essere. So che mi fa gola, so che ho già provato, so che potrei di nuovo. Cambiare. Vita intendo. Ma voglio ricordare, anzi devo ricordare, anche quel senso di pressione e costante scrutinio che ho ritrovato familiare a distanza di anni sabato sera. E domenica mattina al brunch.

Voglio ricordare l’inquietudine e la tristezza che ho cercato di comunicare a lui, che mi guardava divertito e probabilmente anche annoiato. Non posso dimenticarmi di quella sensazione di noia e … non so nemmeno come chiamarla, ma semplicemente “non voglia” di tornare a casa da sola: è più semplice cercare di nuovo rifugio nel suo letto. Una birra, un amico, un film di Pozzetto. Questa la cura per i miei ricordi. Per ora.

Una cura per me invece la devo ancora trovare. E aspetto con impazienza che arrivi mia mamma per poter finalmente avere qualcuno con cui parlare apertamente e che mi ascolti. Per davvero.

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venerdì, 19 settembre 2008, 14:36

Che mentre già mi sforzo di apparire normale al lavoro (leggi: sveglia, attenta, riposata ma sopratutto ... sobria) e lascio commenti qua e là rimembrando la notte passata, mi arriva una mail.

Oggetto della mail: "calling all vodka lovers"

account del lavoro

io spero che non controllino la posta

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giovedì, 18 settembre 2008, 15:24

E ho voglia di uscire, far casino e scolarmi una bottiglia di Jack o Jagermeister a scelta

 

Does it mean I am WORKaholic

Or just ALCOholic?

 

hic

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giovedì, 18 settembre 2008, 10:46
occazzo

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martedì, 16 settembre 2008, 16:50

Eh no! Sennò che gusto c’è?

No, io le faccio con l’intero comitato di direzione. Nemmeno quello nazionale, ma quello Europeo.

 

Che poi io testona continuo a sostenere e credere di aver ragione.

Scusa eh, ma se io mando all’intero comitato di direzione europeo un documento chiedendo con una settimana di anticipo e con gentilezza una risposta per lunedì sera (cioè ieri) e manco uno di loro (su una decina che erano) mi risponde, che dovrei fare?!

Io non è che poi domani, come da copione secondo il processo d’approvazione per i progetti, mando lo stesso documento in America rischiando di fare una figura di merda MONDIALE (letteralmente), inviando un documento che non è stato approvato a livello Europeo. Eh no, cosi almeno la figura la faccio “solo” a livello Europeo.

 

Infatti, apparently, non si mandano RI-richieste di approvo al comitato - in poche parole se non ti fanno sapere nulla secondo i tempi prestabiliti, so’ cacchi tuoi e il progetto ritarda. Poi a fine anno non ti stupire se  non ti becchi il bonus perché il capo ti dice “eh,ma eri in ritardo su quel progetto”.

Sempre apparently, usare frasi come “gentle reminder”, “I would really appreciate your feedback”, “please let me know if you have any questions” etc… sono, come mi è stato detto, “quite forceful” - invece non comunicare l’autorizzazione a procedere con un progetto europeo ed ignorare una mail, sembrano pratiche acettate. Io sti cacchio d’inglesi mica li capisco. Tutti gentili e carini per finta, chè poi la sera escono e trombano tra di loro o fanno a botte. Ah che poi tra le altre cose, nella lista delle persone a cui ho spedito il reminder c’è anche quello che mi mise la mano sul culo mesi fa. Che questa si che va bene come pratica.


E cosi mi becco ufficialmente e a livello europeo il caziatone del capo del mio capo che manda come risposta alla mia mail, copiando ovviamente TUTTI (quindi appunto il comitato di direzione europeo): “All – just wanted to send a quick note of clarification here and apologize for the note below pestering you for approval”.

Pestering.
Cioè mi stai dando della rompi cazzo?!

A me?!??!?!?!??!

Naaaaaaaaaaaaaaaaah

 

 

 

Mi sa che davvero vò a lavorare all’Euronics di Firenze. Sempre che non faccia casino anche li.

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lunedì, 15 settembre 2008, 18:08

Che chissà come mai parlo con te e tettuti lamenti che non vengo mai a trovare te, ecchedupalle vai sempre al nord, e perché non vieni giù, e a Bergamo che ci vai a fare… eppoi manco mezz’ora dalla nostra chiacchierata, è arrivata malefica la mail dalla bidonara raianèr che mi sposta il volo di cosi tanto che mi pare che mi prenda per i fondelli. Della serie: manco fai in tempo a posare il culo al suolo che devi ripartire.

Saltato quindi il weekend lungo distruttivo nella mia città natia.

In compenso la mail aveva una bella promozione proprio per i voli nei tuoi dintorni. Che ti ocupassi anche di stregoneria ancora non la sapevo.

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lunedì, 15 settembre 2008, 13:50

Dal fatto che calano (ulteriormente) le temperature?

No

Che si accorciano le ore di luce (anche se questo presupporrebbe che il sole faccia capolino di tanto in tanto)?

Naa

Che la smetto di andare scosciata e comincio a mettere le calze (rigorosamente hold ups)?

None!

 

No, lo capisco semplicemente perché mi passo il weekend a letto con febbre raffreddore e ora pure asma…

 

Poi per sentirmi ancora più fantozziana, per ammalarmi scelgo anche quello che probabilmente è stato l’ultimo (unico?) weekend di sole a Manchester del 2008

 

Uccidetemi

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Utente: babynestle
Nome: Claudia
Chi sono...? la mia filosofia di vita è centrata sul bere, mangiare e dormire. Mio principale obiettivo è divertirmi e speed up through life. Ora immigrata, catapultata in un lavoro più impegnativo di quanto potessi mai immaginare di fare. Dovunque vada, vivo in centro. Abituata e cresciuta da principessa, mi adatto ad uno stipendio da dama di compagnia.

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