Niente da fare
Avevo anche fatto la lista.: “tutti i requisiti del mio prossimo uomo”.
E dire che sono una ragazza estremamente razionale. Con una volontà di ferro. E palle d’amianto (mi piace pensare). Di gusti difficili. E anche un po’ snob.
Eppure
Eppure fò sempre casino. Mi lascio sempre incastrare.
Finisco sempre con il tipo di uomo sbagliato.
Quello che la mamma non approverebbe mai.
Quello per cui il daddy ti siede sul letto e ti dice “claudia, amore, quello non è l’uomo per te. Non andrete lontano” Eppoi ti scrive una lettera, eppoi ti butta fuori di casa.
Quello che non puoi portare ai business do’s.
Generalmente propendo per due categorie.
Lo stronzo ed il bimbo.
Raramente combino le due, che si sa…. Mai mischiare dovere e piacere.
Lo stronzo capita di rado – ché battermi in stronzaggine, quando mi ci metto, l’è dura. Il bimbo è diventata invece la mia linea di specializzazione. Un po’ come quando facevo scherma: me la cavavo anche di sciabola, ma di fioretto eccellevo.
E dire che ero partita bene. Diciotto mesi da single convinta – figa di ferro a sentir Manuel – mai un uomo e una generale pernacchia a chiunque mi chiedesse di uscire (nessuno!), mi ero rimessa sul mercato solo da quest’estate. Anche con un certo successo (ehm ehm). Appunto con la mia lista a portata di mano. E per un po’ l’avevo anche seguita con diligenza e passione.
Si, peccato che gli individui cosi selezionati seppur perfetti sulla carta, poi peccavano sempre di qualche dote fondamentale.
Vedi l’ultimo. Professore di scienze, 29 anni, master a Cambridge, più alto di me, si vestiva bene e con stile (alternativo), un bellissimo ragazzo di colore, con due spalle che pareva Brad Pitt in Mr/Mrs Smith quando è seduto dallo psicologo (o quel che l’è, a parlar della moglie), educato, con un buon stipendio, macchina-munito ed indipendente….però…. però nulla. Niente. Calma piatta. Una sogliola. Maretta.’Zomma: na palla!
E cosi mi ritrovo a scendere per percorsi conosciuti, scivolare in comportamenti ormai abituali. Mi chiedo perché storicamente, ed intendo “nella storia delle mie relazioni”, io sia sempre diventata ottima amica, confidente, punto di riferimento a volte, di uomini che, appunto chi mi conosce, definirebbe “perfetti per me” ma che non fanno mai scattare nulla, lì dove dovrebbero, nella pancia, nello stomaco, impedendomi di dormire e facendomi perdere quella razionalità ed egoismo che ho sempre appiccicati al culo. E quegli stessi uomini te li ritrovi di fronte, una notte di Ottobre, un po’ brilli, che, impavidi per l’alcol in corpo, ti vomitano in faccia la loro incredulità “you could do so much better”
I know. I could. I can. I want to. I don’t though.
… and that’s what I always end up with.
Sia chiaro. Era solo un bacio.
Ma la puzza di bruciato la senti sempre prima di aprire il forno e trovarci l’arrosto carbonizzato.