mercoledì, 26 marzo 2008, 16:22
Da che mondo è mondo, le ingiustizie sono sempre esistite e io sono una grande vittima di queste.
Sono nata praticamente a dieta. Figlia di una madre che si strafocchia di formaggi, pizza, pasta, dolci e vino – non vi è ricordo alcuno in 26 anni che la veda avvicinarsi ad alcun tipo di verdura-carne-pesce se non potentemente cotto in qualche deliziosa ricetta, rigorosamente al ristorane, lei infatti non cucina tali cibi – pur mantenendo una anoressica taglia 38 a 54 anni. Sorella di una vipera degna figlia di tale madre, che tuttora a 24 anni, fa quotidiane merende con pane&nutella, io invece sono sempre stata tonda. Rotonda. Cicciotta. Morbida. In carne. Come lo chiami, comunque sono. C’ho il culo. E i fianchi. E le gambotte. Ovviamente il seno è l’unica parte del mio corpo che si ostina a non crescere proporzionalmente al resto, grande mistero della fede,  MA, quelle poche volte che una dieta è di successo e si vedono qualche risultato, dimagrisce per l’equivalente del 90% del totale peso perso (vigliacco).
Quindi, come detto: sono sempre stata a dieta.
La vita è un inferno: tracanni the, mentre le tue amiche si bevono cioccolata calda con panna sopra; ti porti l’insalatina a pranzo, e i tuoi colleghi ingurgitano gargantueliche porzioni di riso&pollo al curry; brindi con succo al pomodoro (alternativa: ananas) e gli altri ti guardano strano, con i loro Mojiito e Lond Island.
E ovviamente tutto questo per restare una pur sempre morbida e abbondante taglia 44.
Non ne faccio un’ossessione, anche perchè se fosse tale, sarei veramente 20 chili in meno. Anche io ho i miei sgarri. Ma ci devo stare attenta. Ingrasso velocemente e facilmente.
 
Quindi ieri ho persino preso la grande decisione: ho arruolato un personal trainer. Di quelli come le dive. Che ti urla dietro insulti e che c’hai il culone e piega quelle gambe e forza su con gli addominali, muoviti lumaca! Insomma: il “real deal”, come si dice da queste parti.
Una volta a settimana, Dave sarà il mio carnefice. La mia ombra. Il mio incubo.
Rinuncio ad una delle mie uscite settimanali e ci pago Dave. La mia vita sociale ne soffrirà. Ma almeno sarò magra (si spera). Sola ma magra. Felice?! Mah...
 
Quindi ce la metto tutta.
Anche oggi: insalatina, tonno, in acqua (no olio), yoghurtino magro, prugnette, due, carotine, mezzo chilo, mela, una....
Solo che poi ho una voragine ululante, al posto dello stomaco. Nonchè le labbra e la lingua arancioni.
Oltre alla fame atavica, ho anche chili, tutt’intorno a me, di dolci, dolcetti, snacks, cioccolatini, barrette e merendine.
Chili.
Letteralmente.
Divisi in sacchetti.
Perchè questo è il mio lavoro: io -  produco - merendine.
 
Lo so: me le vado a cercare.
Prossima vita, rinasco bibliotecaria (o bancaria o checchesia, purchè lontano dall’industria alimentare)

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giovedì, 31 gennaio 2008, 15:41

Oltre all'aqua gym, che fa tanto vecchietta ma che ci piace perchè si suda e sudare si sa non è chic, alla corsetta settimanale, praticata ad un ritmo regolare e daerobico (leggi: a passo d'uomo), allo Yoga in venerdi mattina, in cui puntualmente mi addormento nella fase stretching, e la discoteca il venerdi e sabato sera (pergiove: sempre movimento è), ho aggiunto alla mia routine Tai Chi, il martedi sera.

Oggi non cammino.
Ed è giovedi.

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venerdì, 25 gennaio 2008, 14:20
Son tre settimane che provo a fare un post sulla dieta.
Vabbhe, le prime due era quasi impossibile. Un controsenso via.
Con mia mamma in casa era impossibile parlare di dieta. L’infame genitrice soppravvive solo a panepastapizzaformaggio, il tutto annaffiato di vino, e con un dolcetto alla fine di ognisingolo pasto.
La stronza.

Ad aggiungere alla beffa, è una taglia 38. Cosa ne faccia di tutto quel che mangia è un mistero che se ne fosse venuto a conoscenza Dan Brown, lasciava perdere quell’ideuzza del libro che ha avuto (Codice da Vici,ndr) che ha avuto e ci metteva la faccia di mia mamma in copertina, invece della Gioconda.

Sempre l’infame, che cmq prima o poi si becca un test del DNA cosi la smaschero: i miei genitori non sono davvero i miei genitori. Io sono in realtà una principessa-zingara-abbandonata-alla-nascita. Dentro di me ne sono sicurissima. Sono i miei che non lo vogliono ammettere. Ci credevo davvero a sta storia della principessa, da bambina cmq. Quando mi mettevano in punizione, per delle ingiustizie incredibili, no davvero, le ingiustizie dico, e giuro che ero bravissima da bimba io, mi consolavo pensando che tanto ero una principessa. Il bello è che una volta l’ho anche detto a mia mamma che credevo da bambina di essere una principessa zingara abbandonata...ancora ride, cmq dicevo che l’infame poi ama particolarmente mangiarsi anche croissants e cappuccio la mattina.

Quindi si capisce bene che un post sulla dieta stonava un pò in quei giorni.
Ora s’è sciacq... pardon, è tornata a casa, mamma ti adoro, lo sai, ma stai in Italia che siamo tutte e due più contente, eppoi viene meglio la scena della figliol prodiga quando torno a casa.
 
Insomma ora il post lo faccio (si vede che il venerdi io non c’ho mai voglia di lavorare, poco importa che debba consegnare una stima del volume per il prossimo anno, accompagnata da uno studio statistico del mercato, non per tirarmela)
Dicevo, è cominciato l’anno (oh, l’ho detto che il post è vecchio)
E con l’anno nuovo si fanno i nuovi propositi
Io no. Non ne faccio mai. Tanto poi non li mantengo. Eppoi a me sta cosa del “con il nuovo anno comincio...” mi mette l’ansia, già c’ho tanto da fare se poi penso che ci devo pure aggiungere su, mi viene l’ansia, appunto.
Se devo cominciare/cambiare/migliorare qualcosa lo faccio quando ne ho bisogno
Casualmente, e sottolineo, casualmente ho deciso di mettermi a dieta.
Che novità, diràchi mi conosce.

Io sono nata che già stavo a dieta praticamente. La tetta?! No grazie, che secondo me mica è latte scremato; l’omogeneizzato?! Ma che sei matta, sai mica quanti zuccheri contiene?
Comunque a dire cosi, uno allora s’immagina che abbia quanto meno un fisico leggiadro e filiforme
Sè! ‘na matrona dell’entroterra pugliese, morelikely!!!
La ragione principale è che io dichiaro di essere a dieta... ma poi si sa... tra il dire e il fare, come canta Giorgia, ci sta di mezzo il mare, nel mio caso un mare di pasta e pane... chè io vivrei solo di carboidrati (oddioddioddio cosa farei per un pezzo della schiacciata fiorentina, scoperta solo ultimamente....)
 
 
Fecero bene i francesi quando scelsero au regime per chiamarla.
Perché  dieta è stare a regime punto e basta. O meglio, una dittatura. E io sono sempre stata anarchica, di definizione non vado troppo d’accordo con schemi e regole. Averne poi, di schemi dico, e divieti, pure per il cibo, mi fa girare i cosidetti.
Anche perchè puoi sbatterti come vuoi ma l’unico modo per dimagrire è non mangiare. Punto. Come dice sempre mia mamma: mai visto un africano grasso? (si lo so ha una visione del mondo un pò semplicistica)
La corretta alimentazione viene dopo.
Molto dopo. Dopo esserti affammata per mesi.
Quando, dopo aver superato la rota da carboidrato con tremolii e palpitazioni annesse che si blocca solo quando sbricioli in bocca un burroso biscotto allo strutto (short bread, li chiamano qui, e sono originari della Scozia. Ingredienti?Farina, Burro 40%, zucchero e strutto. Solo.) raggiungi il peso forma e passi all’ambiguità semantica assoluta: il mantenimento.

Ma le faq sul mantenimento (tipo, se mangio una pizza con le verdure ma anche la mozzarella, il giorno dopo dovrò fare una dieta d’attacco?) ce le porremo quando verrà il tempo.
Intanto, essendo ora a dieta, devo sopravvivere alla fase 1 che prevede:
La consulente nutrizionale: l’amica con cui esci il sabato e che ti darà un’ occhiataccia, impercettibile ai maschi, quando superi la soglia di una birra 0,20 chiara possibilmente analcolica.
La socia: la sorella, con cui si faceva merenda a pane e nutella, e colazione a gocciole e latte (in un periodo molto buio della mia vita: gocciole e Baileys: una poesia). Lei, il mio alibi delle sbofariate domenicali e del mosto selvatico a dieta perché in due è più facile. Motivatissima perché ex ragazza magra e sofferente.
Mia mamma: come già detto, la donna è un mostro. Dotata di un metabolismo alla Swarzeneger in un corpo alla Ridolini, solo con la sua presenza fisica, in senso di taglia 38 (o il ricordo di tale) ti istiga al mammicidio.
Pessima cuoca ma ottima mangiatrice e tipicamente italiana, insiste perchè mangi la pasta, “almeno due volte a settimana”, ma se poi metto su anche solo un grammo leggiadra dichiara con: non hai più collo, sei corta e chiatta. Ottima per farti sentire in colpa.
Il mondo: ringrazio tutti coloro che mi hanno chiamato “signora” durante tutte le feste di Natale per avermi dato questo stimolo. Ringrazio tutti coloro che dicono sei folle, stai bene così, è la tua costituzione, tu sei formosa, hourglass shape la chiamano qui (bello essere associate ad una clessidra, ‘sti str... di inglesi). Grazie, ce la faccio anche senza Slimfast.
L’eating emozionale: tutta colpa sua. Sono una donna sensibile. Al cioccolato.
L’alibi: non è perché i modelli mediali ci orientano alla magrezza, no, è perché mi sento le gambe pesanti, si, si, soprattutto quando ballo.
Il metabolismo: lento.
La verità: mi fa male lo so.
La palestra: ho rinunciato al mio paio di scarpe mensili per pagarmela. È la motivazione più forte al mondo che conosca.
Il monito: alla prossima abbuffata di gociole al cioccolato, che l’Azzurra proprio in questo momento sta trasvolando dall’Italia, espressamente per me, e che tu ti sbrani con tutta la confezione, rigorosamente da sola come tutte le ragazze chiattuccelle che si rispettino, che davanti agli altri non magnano, guardando la tua sopa-opera preferita, ricorda come ci si sente a fissare tua mamma che entra dentro dei jeans che ti starebbero stretti se indossati al tuo braccio sinistro.
A sapere che la tua amica acciughina, quando era incinta pesava quanto te.
A mangiare alle 6 del pomeriggio prima di andare a cinema.
All'altalena e alla fisarmonica. 
A poter anche solo pensare al caffè con l’aspartame (mai!).
Ad essere l’oggetto della tavolata: stai a dieta? Ma stai bene… Ma stai a dieta? Ci pensi lunedì. Ma stai a dieta?  Sguardi di solidarietà delle bee bip del metabolismo.
Alla prossima abbuffata ricordati quel gioco che facesti ai tempi dell’università con la tua amica secca: mangiamo per due giorni le stesse cose ... e ti ritrovasti con la cellulite nella punta delle dita.
 
E smetti di dirti “questa è l’ultima promesso” ogni volta che accetti un invito a cena. L’hai pensato ieri sera, ed esci stasera e hai giusto deciso dove cenare anche domani sera.
Palla. Sei una palla
.

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mercoledì, 26 settembre 2007, 17:07
Mesi fa decisi di dimagrire.
Decisi.
Sottolineo il verbo. Non è che “pensai”, “valutai” o “volli”.
No, decisi.
Caratterizzata dalla mia distinta e proverbiale forza di volontà, da allora ho cominciato la mia dieta.
Niente visite da affamatori vari, che sicuramente ti allegeriscono prima che di qualche chilo di ciccia, di qualche etto di euro (o pounds che dir si voglia).
No, ho pensato, faccio tutto da sola.


Tanto se lo fanno quelle sciroccate delle veline&co non vedo perchè non possa farlo io.
Anche perchè l’unica volta che andai da un dietologo, questi mi prescrisse una cura per perdere 10 chili in tre mesi. Dieci chili. In tre mesi. Stiamo parlando di diecimila grammi. Cioè 111 grammi al giorno. Un’impresa massiccia (come il mio culo all’epoca). E, come venne dimostrato, impossibile da attuare mantenendo uno stato di coscienza vigile allo stesso tempo (al terzo giorno di minestrone chiamai “mamma” il professore di contabilità. Ovviamente di fronte all’intera aula universitaria. Giuro)
Per tutto ciò quindi, DECISI di fare da sola.
Nessun obiettivo fissato.
Solo un generale: dimagrisco e vado regolarmente in palestra. Poi vedremo.
DECISI niente di drastico: mica voglio mangiare riso bollito a oltranza e pesare ogni più piccola cosa.


Segui’ tabella di marcia con inclusione di cibi, tipo cavolfiore che prima non erano proprio nella mia lista; riduzione di carboidrati, niente sale e anche l’olio, il mio adorato olio, a goccie sparse nelle quotidiane insalate consumate al lavoro. Tutto qui. Con ovviamente l’eccezione del weekend, dove notoriamente ripristinavo l’equilibrio (non quello motorio however, visti i barcollamenti) con innumerevoli pinte di birra / bicchieri di vino.
Sono ora otto mesi che bruco coscienziosamente e metodicamente ettari di insalata con poco olio e senza sale e altra roba sconosciuta prima alle mie papille gustative. Ruminamenti seguiti da regolari visite alla locale gym (niente di drastico, mi fermo non appena una goccia di sudore mi bagna la fronte: mica mi piace sudare, non è elegante)


I risultati vi sono stati.
Otto chili in otto mesi. La palestra ha aiutato a risollevare quel che necessitava di risollevamento (il resto verrà affrontato in dovuta sede una volta che avrò trovato il marito ricco e vecchio che cerco).
Poi arriva la fatidica data.
Quella per cui ti eri imposta tutti questi mesi di torture (o almeno una di quelle date fatidiche dell’anno)
Il compleanno.


E con la data anche il vestitino super carino e moulant (come dicono i francesi che si può tradurre con fasciante-a-mò-di-pelle-di-salame-che-poi-sarei-io). Un amore di vestitino.
E nella tua ultima settimana ovviamente vuoi raggiungere quella perfezione tanto agognata (non pensate chissà che, parliamo sempre di una taglia 44 qui)
Quindi ti attieni ancora di più alle restrizioni alimentari.
Bene.


Al momento ho parecchie visioni tipo quelle della piccola fiammiferaia quando le appariva una tavola riccamente imbandita… E’ probabile che muoia in tempi brevi.
Purchè avvenga dopo i festeggiamente di venerdi sera.
 
Affamatamente vostra

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giovedì, 13 settembre 2007, 09:48
Splinder ieri sera non mi funzionava...per frotuna avevo salvato il post su word...sennò sai che perdita per l'umanità e per la storia della letteratura!
Ieri sera per poco non ho fatto cadere Andrew, il mio istruttore di step.
No, non gli sono andata addosso (altrimenti avrei scritto “per poco non l’ho ucciso”)
Mi sono semplicemente accodata alla sua già espertissima classe di step.
Ora vi racconto.
Step, per voi ignorantoni, non è altro che un modo carino di definire 15 indemoniate, strette in pantacollant e canottierine, che saltellano con grazie e ritmo su e giù, giù e su da uno scalino posizionato di fronte a loro, alternando a tutto ciò anche movimenti con le braccia e passi di danza.
Ovviamente la sottoscritta, per la sua prima in assoluto lezione di step, si è presentata indossando un magliettone promozionale di un nuovo prodotto aziendale e pantaloni di spugna di due taglie più grandi (dopotutto sono dimagrita no?).

Sempre la sottoscritta, all’iniziale pensiero del “tutto qui?” che aveva avuto nei primi 5 minuti di lezione (che poi scopri’ erano solo il riscaldamento) fece rapidamente posto ad un sudore grondante, una respirazione affannosa (dovrò decidermi ad eliminare del tutto la sigarettina post cena, sopratutto perchè sono asmatica dopotutto) e gesti sconclusionati.

Ed è qui che ho quasi fatto cadere Andrew.
Il muscoloso jamaicano infatti, una volta accortosi di quella pallina di spugna in ultima fila che insistentemente si muoveva fuori tempo e con passi nemmeno simili a quelli che lui stava cercando di insegnare alla classe, la prese in simpatia e cominciò a rivolgersi a lei ogni volta che spiegava un nuovo esercizio (notare che portava il microfono, quindi sono convinta che lo sentissero anche dalla piscina).

Il problema è che più mi guardava più rideva.
Fino a quando, dopo un mio saltello, che in tutta sincerità credevo assai aggraziato e a tempo, Andrew dal tanto ridere si è distratto, è inciampato e a momenti caduto.
Ecco come ho quasi fatto cadere il mio istruttore di step. Dal ridere, che aveva a guardare me fare sport.

Mi ha poi rivelato che era la prima volta che gli succedeva in 10 anni di insegnamento.
Ho fatto ovviamente amicizia con Andrew, che è nato in UK, ma si sente Jamaicano al 100%, tifa il Milan, odia Beckham e come me ancora non sa bene cosa fa in questo paese.

Lui mi aspetta alla lezione di settimana prossima.
Io ho promesso che mi allenerò davanti allo specchio, e lui ovviamente ha riso.
 

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martedì, 22 maggio 2007, 16:13

Ho una fame che mi mangerei un elefante ripieno e passato allo spiedo.

E anche solo pensare all'elefante grigliato mi fa venire fame.

Sono alla frutta....appunto

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giovedì, 26 aprile 2007, 12:04

Sia chiaro: io sto continuando la dieta.

Senza grandi privazioni perchè non ne sono capace, quinid non chiedetemi di mangiare solo minestrone o insalata per un mese, chè vi mando a fanculo in quattroequattrootto.

Però, ultimamente, io l'appetito lo sento eccome, anzi, in certi momenti è una fame nera, cieca e sorda, insaziabile e cattiva, vorace e senza possibilità di vittoria su di essa. Una fame bastarda, che non passa dopo il petto di pollo, l'insalata e nemmeno dopo il piatto di pastasciutta. No. Continua a braccarti finchè anche dell'ultima scatola di biscotti non saranno rimaste che briciole. Lei rosicchia te e tu rosicchi carboidrati.

Questa è fame nervosa. Non è lo stimolo che il corpo ti invia perchè tu proceda a soddisfare il tuo fabbisogno calorico, è semplicemente il demonietto annidato all'interno dello sterno che decide improvvisamente di farti galoppare il cuore e spalancare lo stomaco.

Risultato? Vivo sola, mi nutro da sola, nessuno m'impedisce di cenare a suon di cioccolato o pizza o fritto misto o biscotti. Non riesco a soddisfare il mio palato se non con alimenti ipercalorici e già questo sarebbe sbagliato per la linea e per la salute (in quest'ordine), ma il vero problema è che la mia fame ha dimensioni tali che di questi alimenti devo comunque ingurgitarne un quantitativo superiore al normale.

L’altra sera mi sono fatta fuori una scatola di cereali. 375g x 98kcal/30g. Con relativo litro di latte.

No, non sono morta. In compenso mi è venuto un cagotto che correvo al bagno ogni dieci minuti.

Nessuno è mai morto per un biscotto al cioccolato, lo so.

Nemmeno per una un pacchetto di biscotti.

Ma per tre? Quattro? Moltiplicatele per i giorni della settimana.

Quanti giorni ci sono in una settimana? Quanti in un mese?

E dove finiscono le calorie inutili, non consumate?

Ad appensantire un corpo che accetto con fatica sempre maggiore.

ps: per il mio critico di lingua: ho scritto bene questa volta?! (che palle...mi viene voglia di rendere il blog provato, mica scrivo per gli altri io, ma per me....chi se ne fotte degli errori)

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lunedì, 16 aprile 2007, 18:52
Niente palestra oggi…il capo mi ha fatto il caziatone…beh, non all’italiana ma all’inglese: con il sorriso sulle labbra...quindi alla fine niente melodramma o tragedia all’italiana. Però il mio orgoglio ne ha troppo sofferto.
Il succo? “Te esci troppo presto”
I guess I indulged too much on the English early leaving times....
Vabbhe, però l’aumento me l’hanno sempre dato…mica lavorerò cosi male no?!
 
Stasera lavoro straordinario...però sono troppo stanca per la palestra, quindi come detto, non vado (mica perchè sono triste: nemmeno cercassi ogni scusa per non andarci. Tsè! Io!)...preferisco non mangiare stasera piuttosto.
(No vabbhe: solo tacchino, spinaci e verdure miste)
Tanto alla fine già domenica avevo perso il chilo-e-due-mannaggia-agli-umbricelli guadagnato nelle abbuffate back at home.
 
La verità è che venerdi stavo uno straccio e infatti ho passato il week end tappata in casa con febbre e raffreddore (n.d.r: primo weekend da quando abito a Manchester che c’erano 24’ e io in casa con i brividi di febbre...Fantozzi, paragonato a me, è un dilettante), quindi venerdi invece di concentrarmi sul mega-ultra-very-important-du’-palle-lavoro che sto preparando, ho fatto tutt’altro (normale amministrazione) pensando che avrei potuto recuperare il Lunedi bella fresca.
 
Peccato che il capo del mio capo abbia fatto capolino il Venerdi pomeriggio (5 min esatti dopo che ero uscita io) chiedendo una pre-view del suddetto lavoro e, sempre peccato, che il mio capo, avendo sbirciato e concluso che non avessi fatto un cazzo, abbia dovuto dire che non era a puntino e quindi giudicabile. Ha fatto una figura di merda anche lei, diciamocelo.
 
Si: poi stamattina gliel’ho detto che venerdi stavo male e che quindi avevo rimandato a stamattina il mega-ultra-very-important-du’-palle-lavoro. Lei però mi ha risposto: “beh, potevi dirmelo Venerdi che non stavi tanto bene e avrei saputo che rispondere al capo e sarei stata tranquilla che avresti recuperato Lunedi”
 
C’ha ragione anche lei.

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giovedì, 12 aprile 2007, 16:19
Come dicevo ho passato la Pasqua a casa.
Non a Milano, ma a Passignano city, nota metropoli del centro Italia, appoggiata sulle sponde del Lago Trasimeno, la cui popolazione conta all’incirca 5.000 abitanti (cani e papere escluse) di cui penso 4.890 siano stranieri.
La famiglia a cui si dice io appartenga (ripetutamente metto in dubbio le mie origini, date le diversità caratteriali, e non solo, con il sudetto branco) si riunisce periodicamente in quella che noi chiamiamo, con molto snobbismo, “casa di campagna.
 
Ormai appartenente al mio book di aneddoti, che snocciolo periodicamente a chi abbia pazienza di ascoltarmi, quello della volta in cui, la mattina di Natale, venni spedita al bar sotto casa dalla genitrice sprovveduta per fare rifornimento di latte(ma se hai 12 persone in casa, che ne compri solo un litro per tre giorni?!?!)  e, avendo sentito parlare italiano con spiccato accento inglese, chiesi al distinto signore: “oh, you are English. Where are you from?”. Venne fuori che tale signore era di Manchester (grande il mondo eh?!) e, dopo aver venduto tutto in UK, si era trasferito a Passignano city per passarvi la pensione. Mica scherzo quando la chiamo Passignano city.
 
Ma parlavo di Pasqua.
Dunque:
Protagonisti: Io e Rebecca (soprannominata “Manchester” dal cuginetto)
Tempo: 6 giorni e mezzo
Attività: mangiare, dormire, girare e ancora mangiare
Principali Dettagli delle principali attività:
-         Siena, Firenze, Perugia, Assisi e Passignano tour (con annessa isola maggiore)
-         4 pizze (non in una volta ma in sei giorni)
-         Ingurgitate tutte le parti commestibili di: agnello, vitello, cinghiale e maiale
-         Innumerevoli bruschette
-         Farinacei assortiti (tra farinata, ceciata, pizzette, biscotti...)
-         Un ritmo di due gelati al giorno per la Becca
-         Barolo a fiumi (persino versato nei capelletti fatti dalla nonna): grazie zio! (i miei ormai mi danno per alcolizzata)
Danni registrati:
-         +1.2 kg (ma sono convinta che i danni ancora debbano ancora manifestarsi in tutta la loro devastazione e prevedo, prima di sabato, di svegliarmi una mattina e scoprire che tutti i pantaloni nell’armadio non mi salgono più in su delle ginocchia...insomma, tipo il film “il professore matto”: mi si cominceranno a gonfiare parti del corpo)
-         Fancazzismo sedimentato e coltivato nell’anima (mò come ricomincio a lavorare seriamente?!)
-         Non mi trucco nemmeno più per venire al lavoro (purismo campagnolo)
-         Un gusto ritrovato per i farinacei che si è trasformato in voglia atavica per gli stessi (sarà dura mantenere la dieta “solo insalata a pranzo” seguita negli ultimi 3 mesi)
-         Un chilo e mezzo di umbricelli che siedono nel frigo
-         Due pacchi di gocciole al cioccolato in dispensa.
 
Vacanze assassine (di tutti i buoni propositi)
All’appello manca una sola voce: il sesso.
Ma si sa: ormai aspiro a ri-diventare vergine

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giovedì, 12 aprile 2007, 12:51

PS: Oh, forse la mia missione "culo di marmo" ha un senso dopotutto...un misterioso internauta è qui approdato digitando su Google "come ottenere un culo di marmo"

Ora, a parte l'importanza gnoseologica dell'argomento, quello di cui parlo ha forse una risonanza nelle masse.

Venite, o tutti i culi flosci, che qui troverete appoggio

(sto delirando)

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Utente: babynestle
Nome: Claudia
Chi sono...? la mia filosofia di vita è centrata sul bere, mangiare e dormire. Mio principale obiettivo è divertirmi e speed up through life. Ora immigrata, catapultata in un lavoro più impegnativo di quanto potessi mai immaginare di fare. Dovunque vada, vivo in centro. Abituata e cresciuta da principessa, mi adatto ad uno stipendio da dama di compagnia.

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