mercoledì, 22 ottobre 2008, 16:53

[…] Scusa ma dove abita questa? Seeeeeee…Papiniano, come no! […]

[…] Ma almeno una stanza tua per dormire ce l’hai? […]

[…] ma a che ora arrivi domani? Ma ce l’hai qualcuno che ti viene a prendere? […]

[…] vedi di farti almeno vedere sabato che la mamma&papà scendono a Milano[…]

[…] ma non dovevamo andare a cena fuori? Non hai organizzato ancora nulla? […]

[…] oh, guarda che fa freschino a Milano, portati il capottino[…]

[…] dimmi a che ora passi da casa a prendere il pacchetto per te […]

 

No, non è mia mamma.

Solo mia sorella minore

 

Presto sarò orfana se non la pianta

 

Ma l’hanno capito i miei che questo wkend, che mi è costato il culo, me lo voglio passare con le amiche, E BASTA?!

E mollatemi l’anima !!!

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venerdì, 17 ottobre 2008, 13:55

Mio padre mi dice. “due cuori e una capanna è un’utopia. L’importante nella vita è sposarsi con uno che abbia le palle, perché tanto la passione poi passa”. Papà, hai ragione.

Mia mamma mi dice: “La devi finire di uscire con così tanti ragazzi, perché alla fine vorrai qualcosa di ognuno di loro e non te ne andrà bene nessuno”. Mamma hai ragione.

Vedo donne che dopo due anni di matrimonio lasciano il marito. Ballo di fianco a ragazzi con la lingua in bocca alla ragazza che non sarà al loro fianco in chiesa il mese prossimo. Sono amica di uomini che cambiano ogni settimana donna, cui nemmeno chiedono il nome la mattina dopo; le mie amiche hanno regolarmente “one night stands” da cui poi nascono relazioni ballerine, quando va bene.

Chi ci ha convinte che potevamo avere il pane e le rose?

Chi ci ha convinte che potessimo avere una vita professionale soddisfacente, uno stipendio che non sia una paghetta , un uomo che amassimo alla follia affianco e che fossimo orgogliose di presentare, una rete di amici attorno, week-end a Londra e happy hour in settimana?

Chi ci ha fatto credere che tutte le possibilità del mondo fossero nostre e avessimo diritto a tutto e fosse vietato accontentarsi?

Di chi è la colpa?

Chi ci ha trasformato in un branco di sbandate che sognano anelli pataccosi e si sentono incastrate alla terza telefonata?

 

Il problema è questo. Tu hai vent’anni. Leggi Grazia e guardi Sex and City. Sei convinta che hai diritto anche tu a tutto questo.

A calzare Manolo, a uscire con svariati tipi indossatori di giacchette di velluto a coste con spillette sul bavero e a rigettare le tue paturnie su un Mac.

 

Solo che non abiti a New York, ma a Sesto San Giovanni. O a Salford.

E fingersi Paris Hilton a Sesto San Giovanni, o a Salford beh, sappiamo bene quali mostri produca.

 

Il problema è questo. Tu sei convinta di essere una ragazza perfettamente adeguata.

Poi vai dall’estetista dietro l’angolo e l’ucraina bionda e tettuta che ti tortura mentre tu sdraiata a gambe aperte ometti urla di dolore, ti chiede:

E quanto anni tieni tu?

27

Ah, sei sposata?

No

Oh, poverina.

E allora mi domando e chiedo. Se fossi nata e rimasta in un paese a caso più a sud? A quest'ora sarei sposata con due bimbe che si chiamano Maria e Rosa e ascolterei Nino D. facendo i servizi col pigiama e la pinza per i capelli in testa senza farmi tante paturnie?

L'amore è nella semplicità.

Mentre noi (io?) siamo ormai state addestrate ed educate a cercare la perfezione.

 

Salvo poi lamentarci(-mi) che non si usa il 2x1 della Orange il mercoledì sera al cinema.

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lunedì, 06 ottobre 2008, 15:21

Il generale Patton, pardon, la mamy, l’è partita. E in due ore, minuto più minuto meno, la mia casa è tornata nel chaos. Ma comunque… niente è fatto per durare giusto? Quindi perché il Pot Pourris sistemato per gradazione di colore dovrebbe rimanere in tale perfetto stato a lungo? Appunto.

 

La mamy è partita ed oltre ad una casa degna di una pubblicità del calvo (nonché figo) Mastro Lindo, ha pure lasciato dietro di se: una forma di parmigiano, un pacchetto di biscotti (mitiche Gocciole), altri due pacchetti di Biscotti al latte(pare ‘na cacchiata ma qui non si trovano), il Vanish (indispensabile per togliere quella macchie cocciute – zitti!), un paio di scarpe di Armani (e giuro che ho cominciato a metterle negli scaffali della cucina), e due magliettine. Insomma, una visita proficua.

 

In compenso in una settimana mi è costata solo di cibo l’equivalente di tre settimane di mia normale spesa…e dire che mangia come un canarino. Ma ha il palato fino, la signora. Quindi vai di prosciutto di Parma (ma non puoi mangiarlo a casa?) di pizze premium, di vino (ovvio, il più caro, tre bottiglie in una settimana; che lei non mangia, in compenso trinca…da qualcuno dovevo pur prendere no?) di cacchiate varie (“e prendilo il liquido lava marmo, che non è lo stesso che quello per il vetro eppoi prendi anche quello per la ceramica e non dimenticare l;anatra WC” -  “Mamma ma non posso usare l’alcol su tutto?”, se bestemmiavo si scandalizzava di meno)

 

Ma soprattutto, visto che l’è partita, oggi riporto a casa quanto sottrattovi prima del suo arrivo: alcol e preservativi nascosti in ufficio (temo più mia madre del licenziamento, e ho detto tutto.

 

Che se poi uno guarda ora nella mia borsetta ora ci trova:

rossetti e lucidalabbra vari

crema mani

due portafogli – ora vuoti, ma sempre due.

pochette con mini farmacia (da tachipirina a omeopatia a moment a aciclovir)

pochette con necessaire femminile (di tutto!)

preservativi occultati in carta da regalo residua del compleanno

bottiglia di vodka

bottoglia di bayleys

cereal snacks

fazzoletti

due paia di occhiali da sole (si sa utilissimi a Manchester)

cerchietto (per i ricci ribelli)

gamballetti color carne (uscita di fretta stamattina:mica avuto tempo di metterli)

un chupa cups

dei palloncini e una mascherina (sorvoliamo)

scatola occhiali da vista (vuota)

una mela

 

 

la borsa (gigante) di una schizofrenica

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mercoledì, 01 ottobre 2008, 12:44

Un po’ come quella sfigata di Cenerella senza la fuliggine però che va bene che casa mia può non essere uno specchio ma da li ad avere la fuliggine per terra… vabbeh insomma, la chiamo. Come va come non va? Che stai facendo? Oh, lustra bene pure le lampadine mi raccomando e non dimenticare di svuotare la pattumiera. Quando quella serafica serafica mi fa: “poi quando torni stasera ti faccio vedere cosa ho trovato nel pulire .. e ne parliamo”.

 

Ho smesso di respirare. Il cuore in un balzo me lo son ritrovato in gola.

 

Nel giro di 3 decimi di secondo, come in un videogame tridimensionale, ho passato in rassegna tutte le stanze (vabbhe, due stanze + bagno, che sennò pare c’ho la reggia), tutti gli angolini, tutti i nascondini che ero convinta aver svuotato previo arrivo della genitrice (vedi post prima). Ecco – ho pensato – ho dimenticato qualcosa. Devo aver tralasciato un terribile dettaglio e quella lo ha trovato.

 

Come quando tre anni fa andò ad pulire il mini secchio dell’immondizia in bagno, presente quelli piccoli piccoli, metallici, che si usano nelle toilette? Ecco. Non sto a dire cosa trovò ma diciamo che la mia reputazione di brava figliuola primogenita ne subì un duro colpo. Che poi c’è da dire non fu colpa mia in quanto io mai avevo usato il suddetto secchio e perciò mai avrei pensato di andare a svuotarlo. Ma vabbeh.

 

Cretina – appunto mi maledicevo sempre nei 3 decimi di secondo di cui sopra – possibile che quell’esperienza non ti ha insegnato nulla?!??!?

Insomma io sono li, bianca come un cencio, in apnea, prossima all’attacco cardiaco ma trovo le forze per chiederle “…cosa hai trovato?”con un sussurro.

 

E quella

 

 “Mah … un biglietto del treno e quel tubetto di omeopatia che ieri mi avevi detto aver finito. Sei proprio disordinata”

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giovedì, 11 settembre 2008, 16:27

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venerdì, 05 settembre 2008, 12:50

Perché vedi, Lui mi vuole bene .. tramite lei ha capito quanto mi ama.

Oddio, ci risiamo, penso.

La solita solfa.

Quante volte l'ho già sentita?

Mi chiedo contando mentalmente, ma già sapendo che ci vorrebbero giorni per ricordarne il numero.

Allora rifletto sulla Condizione Umana, in queste circostanze.

Sempre.

Sul perchè tendiamo quasi costantemente ad infelicitarci la Vita, invece di semplificarcela.

Sul perchè diventiamo a volte testardi, invece di scrollarci da dosso le nostre zavorre.

I nostri pesi.

E addirittura ci accolliamo i pesi degli altri.

Forse è colpa mia sai?

Ad un certo punto della conversazione paventa.

Io soppeso con cura le parole.

Forse, poi le rispondo.

Di sicuro apprezzo il fatto che si metta in discussione anche Lei.

Ma scuoto la testa ugualmente.

Questo non basterà, mi dico.

Questo non basterà a cambiare i fatti.

A volte si arriva ad un punto di non ritorno nei rapporti.

La persona che amiamo non è più quella che abbiamo conosciuto anni e anni fa.

E' la stessa, certo.

Ma il rapporto che abbiamo con lei per forza di cose si è evoluto.

O involuto.

Le dinamiche ormai sono meccaniche.

Logore.

Usurate dai nervi e dal tempo come le linee telefoniche nel Deserto.

Ci vorrebbe una bacchetta magica per dare un colpo di spugna a tutto e ricominciare di nuovo.

Ma in quanti nascondiamo bacchette magiche nella stanza armadi?

Mi verrebbe quasi più facile dirle di trovarsi un altro fidanzato.

Uno che la capisca, che la ami, che la apprezzi, che sia più simile a lei.

Che la ami nel modo in cui vuol essere amata lei.

Che le porti passione, che le infiammi il cuore e il corpo.

Visto che ora sembra così insoddisfatta.

Ma poi come ogni volta mentalmente mi dico sempre la stessa cosa.

Se avesse voluto davvero cambiarlo..

Se avesse voluto davvero chiudere..

Lo avrebbe già fatto.

Nessuno glielo avrebbe impedito.

Le chiacchiere che fa, i suoi sfoghi, le sue lamentele sono i disperati tentativi ad alta voce che il nostro cervello fa per razionalizzare, ragionare e giustificare una quotidianità che non funziona più.

Ma che noi disperatamente ancora vogliamo.

E perchè la vogliamo?

Perchè non siamo ancora pronti a stare da soli.

Non siamo ancora pronti a dare la colpa solo a noi stessi se la nostra vita fa acqua da tutte le parti.

Se la nostra Dimensione attualmente ci fa schifo.

Perchè quella persona ci ricorda chi siamo.

Molto spesso.

Anche quando ci fa arrabbiare. Anche quando ci delude.

Ed è per questo che tanto la desideriamo.

Lasciarla equivarrebbe tristemente ad abbandonare una parte importante di Noi.

A dimenticarla.

E in amore siamo tutti egoisti.

Patologicamente egoisti.

Chi più, chi meno.

In quanti siamo disposti a dimenticarci di Noi per farci del bene e fare la cosa giusta?

Che in realtà è anche così ingiusta?

Mi permetto di rispondere Io per Tutto il Genere Umano.

Nessuno.

E quanto sopra include pure me
Ovviamente

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mercoledì, 03 settembre 2008, 13:28

Tra volare giù, prenderla tra le braccia, comprarle il mondo, rapirla e portarmela su con me, farle vedere che il mondo è bello e vale la pena avere 25 anni, che può svegliarsi la mattina e sorridere.

E

Schiaffeggiarla fino a quando sviene, insultarla per 12 ore di seguito, il tutto intervallato con regolari calci in culo e tirate di capelli. Senza dimenticare la reclusione a vita ed una cintura di castità in amianto.

 

Per lui invece … controllo se alcune mie amicizie a Milano e dintorni sono ancora solide abbastanza per prendersene cura.

 

 

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martedì, 26 agosto 2008, 14:13

Ti prendi un giorno di vacanza, approfittando dell’ultimo ponte dell’anno e quando torni in ufficio ti trovi in mezzo al chaos.

Non metaforicamente ma proprio fisicamente.

Mezzo attacco di cuore quando scopro che il mio portatile non è più alla mia scrivania: la security ha pensato bene di fare un controllo a tappeto di tutte le scrivanie per vedere chi seguiva e chi no le norme di sicurezza anti-ladro (chiudere a chiave i cassetti, portare via/nascondere/o chiudere a chiave il laptop,etc…) e indovina indovinello chi nel team è stato severamente rimproverato per non rispettare nemmeno una delle procedure?! Oh, a me le regole mi sono sempre state strette.

Una volta risolta la questione, orecchie basse e coda tra le gambe mentre il security boss mi faceva la ramanzina di fronte a tutto l’ufficio – figura di merda tremenda- prima di ridarmi il computer – grazie stronzo , scusi che ha detto, no nulla dicevo grazie a presto- mi sono dovuta far strada tra la mia scrivania: tra scatoloni di prodotto, prototipi di nuovi pacchi, una pila di documenti da firmare, nuovi designs….

Poi vedo un cartoncino colorato…una cartolina!!!!!

Dal paesino di campagna dove si riunisce la famiggghia per tutte le festività. Nella cartolina si vede anche la nostra casa. So che me l’hanno mandata per quello.

So che loro sanno (!) che volevo esserci anche io, ma non mi è stato impossibile a meno di spararmi 12 ore di viaggio a tratta – per poi passarne tranquilla poco più di 48.

Ci Manchi Tanto – riconosco la scrittura sbilenca di mia mamma, non ha mai imparato a scrivere bene: lei era mancina ma la maestra la picchiava sulle nocche se non scriveva con la destra, con il risultato che ora scrive come una bimba di 5 anni … con tutte e due le mani!

Le firme del daddy, della nonna sprint, della sorellina (e di quel cerbero del fidanzato, te pijasse na cacarella fulminea) e della mamma.

Me la sono attaccata alla scrivania e a chiunque chieda, tutta orgogliosa dico che quella è casa mia.

 

 

Poco importa se poi quella stronza di mia sorella alla dedica di mia mamma “ci manchi tanto” abbia aggiunto “anche se cosi c’è più da mangiare per noi!”

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martedì, 05 agosto 2008, 11:42

Quasi quasi preferisco quando non fa bel tempo. Con il sole, il cielo sereno e l’aria calda sento ancora di più la nostalgia dell’Italia. O meglio: del mare.

Uno dei pochi ponti nazionali a fine mese. Disperata ricerca di un passaggio verso lo stivale. Frenetica ricerca di aerei, orari, combinazioni di autobus-treno-aereo-treno-aereo-autobus.. Niente che torni. Due giorni di viaggio per starmene col culo al sole solo due giorni e mezzo. Non vale la fatica.

Non tanto per i soldi, chè anzi costa poco, quanto per il solo pensiero di farmi Manchester-Leeds-Bergamo-Milano-Ancona-Numana (due treni, due autobus, un aereo e 12 ore di viaggio … manco andassi in Cina….).e ritorno.

Ho avuto il mestolo, come facevo da bambina, per giorni. Pure al lavoro. Incazzosa come una bestia, rassegnata a passarmi anche quei tre giorni esiliata dalla famiglia e dal sole.

Poi il Daddy improvvisa. Dai patatona, io sono già in UK per lavoro. Al diavolo il weekend al mare, passo da te e andiamo noi due soli all’avventura. Il North Wales, la Cumbria, il Cornwall, decidi tu. Ce li facciamo tutti se ci gira, sulla tua scrumpf blu. Alla ricerca di B&B economici, dove mangiare il full english la mattina, ruttare fino al pomeriggio e chiudere con un fish&chips, tutto sotto la pioggia, stivaloni di plastica, berretto in testa, macchina fotografica e via!
Mi sembra il piano per la vacanza più bella del mondo. Anche senza sole.

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venerdì, 25 aprile 2008, 16:40
Dove tra castelli, uomini in kilt (mi fanno un sesso…), vento che nemmeno il maestrale, tonsillite acuta e bastarda, colazioni pantagrueliche, suite grossa come il mio appartamento, camminate di ore culminate con baked potatoes, insomma in mezzo a tutto questo ho finalmente avuto il coraggio di vociare, anzi urlare, meglio sospirare tra lacrimoni ai miei che io, qui presente, in quel di questo anno, mi sono stra-rotta i cosidetti maroni di sta cazzo di città.
Del tempo sempre infame. Di tornare la sera e trovare un appartamento (bello per carità) ma pur sempre dolorosamente silenzioso. Di fare code per ogni minima minchiata. Di sentire rutti per strada. Di vedere ragazze obese o mollicce che si credono la Bruni o la Schiffer e sfoggiano minigonne e top rivelatori pur in presenza di temperature polari. Per non parlare delle scarpe sempre una misura troppo grande che sfoggiano. Sono stufa dei ragazzi barcollanti e puzzolenti che ti approciano nel pub, pensando che un’alitosi generate da anni di abusi alcolici ti possa affascinare. Per non parlare di quelli che m’invitano sempre e soltanto a bere come uscita galante: MAI SENTITO PARLARE DI “CENA FUORI”?! Sono stufa di non poter pranzare all’aperto, in un bel tavolino, affaciandomi su una bella piazza. Ne ho le palle piene di tenere acceso il calorifero 11 mesi l’anno. E di avere sempre i capelli crespi dato l’umido assurdo di sto posto.
Adoro questo lavoro, lo stipendio è impensabile paragonato a quello che prenderei in Italia.
But that’s pretty much all.
Ho raggiunto il punto del non ritorno. O meglio quello del “me ne vado”
 
 
E il fatto che tu continui a mandarmi fotine di spiagge, piscine e quant’altro…. NON AIUTA!

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Utente: babynestle
Nome: Claudia
Chi sono...? la mia filosofia di vita è centrata sul bere, mangiare e dormire. Mio principale obiettivo è divertirmi e speed up through life. Ora immigrata, catapultata in un lavoro più impegnativo di quanto potessi mai immaginare di fare. Dovunque vada, vivo in centro. Abituata e cresciuta da principessa, mi adatto ad uno stipendio da dama di compagnia.

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