Insieme all’eccezionale se non rara abilità di nutrirmi quasi solo ed esclusivamente di verdure e proteine e ciò nonostante mantenere un’odiata ed abbondante , soprattutto nella regione sud, taglia 44, ieri sera ho realizzato di possedere, e probabilmente aver coltivato per anni, un’ennesima inutile ed assurda dote. Scegliere l’uomo sbagliato. Che detta cosi è lo slogan di molte donne. Tuttavia sono convinta di esser riuscita a portare la pratica di tale teoria a tutt’altro livello. Come dire sono un’olimpionica della categoria.
- Con quello intelligente e stimolante, con cui mi vedo a passare i prossimi 20 anni a parlare, crescere ed esplorare il mondo, che i miei genitori adorerebbero, gli amici pure, i nonni non se ne parla nemmeno, con cui mi vedo nel vestito bianco, con il matrimonio in campagna e i bimbi – un maschio ed una femmina – a seguire, non se ne viene a capo di nulla. Generalmente sparisce prima ancora che succeda qualcosa (vedi caso settimana scorsa) oppure si rimane buoni amici e lui a seguito viene visto uscire con la ragazzina più giovane e stupida (o comunque palesemente meno stimolante) – casi registrati: 3
- Con quello dall’encefalogramma piatto (o comunque non proprio con uno charme intellettuale) ma figo come pochi ne vengono, con l’addominale scolpito, l’occhio accattivante (di qualsiasi colore sia) ed il sorriso smagliante, che le amiche te lo guardano e si sprecano in esclamazioni (anche ad alta voce ché tanto, come si è detto, le facoltà intellettive non sono il suo forte) che vanno dal “Però!” all’”Ammazza!” al “Me lo presti?” (davvero successo!), che ti apre nuovi orizzonti orizzontali (che giochetto di parole eh?!) – beh con quello devi smanicarti per evitare la storia d’amore, perché tu diciamocelo lo vedi volentieri solo a tramonto avvenuto e quando anche tu, seppur donna (ma anzi, proprio perché donna) hai certe esigenze; ovviamente gli preferisci sempre e comunque le tua abitudini quotidiane (shopping, fare la spesa, uscire con le amiche…), mentre lui comincia a chiederti di andare a cena fuori, che ti vuole vedere anche in altre occasioni blablablah e tutto questo mentre ri-indossa il boxer attillatissimo, preferibilmente di colore grigio scuro, con il brand, rigorosamente di conoscenza popolare, stampato a caratteri cubitali sull’elastico a vita bassa (diciamocelo: unico esemplare di uomo che può permettersi di indossare egregiamente tale indumento e quindi non mi spiego le vagonate di mutande siffatte che vengono vendute visto che non sono assolutamente esemplificative del numero di uomini che potrebbero appunto indossarle) e che quindi ti tocca scaricare a malincuore dopo un po’ perché non reggi più i suoi discorsi “profondi” alle 5 della mattina, quando ancora sei mezza sbronza e l’unica cosa per cui ti è rimasta voglia è una doccia e non certo i suoi sproloqui – casi registrati: 4
- Poi c’è l’uomo per cui non provo nessun tipo di attrazione o che comunque è cosi diverso e in contrasto con quello che sono io, che non avendo neppure le qualità fisiche non giustifica quindi nessun approccio lussurioso, seppur magari sia simpatico o comunque piacevole per passarci del tempo e farci due chiacchiere (vedi ultimo caso: Virgilio, studente 30enne, 1m95, originario del Mozambico con tanto di Rasta – se lo porto in casa, a mia mamma viene una sincope sul posto) – tale uomo generalmente prova incontrollabili desiderio e brama nei miei confronti, totalmente non provocati da parte mia, e rifiuta essere solo amici. Io che son donna insicura e ho fame di attenzioni 28 giorni al mese, alla fine se l’uomo si rivela insistente il giusto, cedo al (suo) desiderio per poi, generalmente, pentita sparire e tagliare tutti i collegamenti (cambio numero con la frequenza con cui cambio lingerie, a momenti) – Casi registrati: 3 ½ (il mezzo, non certo per altezza, è appunto il Virgilio fin’ora è stato con successo tenuto a distanza, non debita, ma pur sempre distanza)
- Poi vi è l’ultimo tipo, il peggiore. L’uomo che di fatto rappresenta l’antitesi di quello che da sobria e nel pieno delle mie facoltà normalmente giudico come materiale da relazione. Quest’uomo non ha né particolare prestanza fisica, tantomeno qualità intellettuali che lo distinguano dalla massa, il povero nemmeno può contare su una particolare dote - che so: l’umorismo o la sviluppata dialettica – né può vantare vantaggi di tipo più materiale (insomma generalmente è un morto di fame). Nemmeno sul piano “educativo” possiede vantaggio: nel senso che la maggior parte delle volte veniamo da ambienti / esperienze/ famiglie cosi diverse che ci si potrebbe anche chiedere: ma come avete fatto anche solo ad incontrarvi? Con questo tipo di uomo finisco per passarci il lasso di tempo più lungo (se paragonato ai tre tipi sopra) se non a costruirci le, ad oggi, mie più lunghe relazioni sentimentali. Li presento pure in famiglia, sollevando di regola, lo sdegno di mio padre che senza tanti mezzi termini proclama (anche di fronte al poveretto) ma che ci troverai in questo?! – casi registrati: 3 ½ (e sorvoliamo sulla metafora che personalmente attribuisco al quel “mezzo”)
Tutto questo per dire che nelle ultime 4 settimane mi son trovata a giocherellare, più nel senso circense del termine che quello ludico, con tutti e quattro i tipi di cui sopra.
Ovviamente con chi mi son ritrovata nel letto stamattina, e con cui passerò le prossime due settimane, sinceramente non per scelta mia, non poteva che essere il numero 4.








